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Turista uccisa da un albero sulle Madonie: condannato l’assessorato all’Agricoltura

L’assessorato dell’Agricoltura della Regione è stato condannato a risarcire i familiari della turista australiana Diane Christine Palmer, morta dopo essere stata colpita da un albero durante un’escursione nel Parco delle Madonie. Così ha stabilito il tribunale di Palermo che, con la sentenza passata in giudicato, ha accolto le domande risarcitorie proposte dal marito, dal figlio e dalla sorella della vittima. Disponendo il pagamento di una somma di circa 800mila euro, comprese le spese legali.

La decisione del tribunale

La decisione è stata emessa dalla terza sezione civile del tribunale di Palermo, giudice Simona Maria Cipitì. I familiari della vittima sono stati assistiti nel giudizio civile dagli avvocati Alessandro Palmigiano, Elisabetta Violante e Licia Tavormina. La morte della turista risale al primo ottobre del 2018. Diane Christine Palmer si trovava in Sicilia con il marito per una vacanza. E aveva programmato un’escursione naturalistica nel Parco delle Madonie, lungo itinerari indicati da una guida specializzata e segnalati come percorsi escursionistici. I due coniugi, entrati nel Parco da contrada Fegotti, dopo avere ricevuto indicazioni da un dipendente del corpo forestale, iniziano a percorrere il sentiero. Durante la passeggiata incontrano forestali impegnati in attività di manutenzione.

La ricostruzione dei fatti

Secondo quanto ricostruito nel corso del giudizio, nulla segnalava però la presenza di lavori pericolosi di abbattimento di alberi. Non c’erano cartelli all’ingresso, delimitazioni del cantiere, divieti di accesso o altri avvisi idonei a impedire ai turisti di proseguire lungo il percorso, che appariva regolarmente percorribile. Pochi istanti dopo, un pino di grandi dimensioni, oggetto delle operazioni di taglio, cadeva sui due escursionisti. Diane Christine Palmer riportava gravissime lesioni. Trasferita in elisoccorsoPalermo, rimaneva ricoverata per 44 giorni, sottoposta a interventi chirurgici e cure intensive, alternando fasi di coscienza a periodi di rianimazione, fino al decesso, avvenuto il 14 novembre 2018.

Le indagini sulla turista morta colpita da un albero

Sulla vicenda fu immediatamente aperta un’indagine per ricostruire la dinamica dei fatti e accertare le responsabilità. Nel procedimento penale la famiglia è stata assistita dall’avvocato Raffaele Bonsignore. Le indagini della procura di Termini Imerese e delle forze dell’ordine, anche attraverso intercettazioni ambientali, dichiarazioni di alcuni operai e accertamenti tecnici, hanno consentito di ricostruire quanto accaduto nel cantiere forestale. Dalle indagini è emerso un quadro particolarmente grave: l’area interessata dai lavori non sarebbe stata adeguatamente delimitata. Non sarebbero stati installati cartelli idonei a segnalare il pericolo, il sentiero escursionistico non sarebbe stato interdetto al transito e non sarebbero state adottate misure sufficienti a evitare l’interferenza tra il cantiere e la viabilità pedonale.

Le criticità riscontrate nel cantiere

Particolarmente significativo anche il capitolo relativo alla segnaletica. Secondo gli atti richiamati nel giudizio civile, alcuni cartelli sarebbero stati collocati soltanto dopo l’incidente, rappresentando una situazione di sicurezza diversa da quella esistente al momento della tragedia. Le dichiarazioni rese da alcuni addetti e le risultanze investigative hanno contribuito a chiarire tale circostanza, successivamente valutata anche dal giudice civile. La consulenza tecnica ha inoltre evidenziato numerose criticità nella gestione del cantiere e nell’esecuzione dell’abbattimento dell’albero. Mancata delimitazione dell’area, assenza di adeguata segnaletica, omessa vigilanza da parte dei soggetti preposti ed esecuzione dell’operazione di taglio senza verificare l’assenza di persone lungo la traiettoria di caduta.

La condotta «negligente» degli addetti della forestale

Agli addetti della forestale è stata contestata una condotta definita «sbrigativa, negligente, imperita e imprudente». Nel giudizio civile, il tribunale di Palermo ha ritenuto fondate le domande proposte nei confronti dell’assessorato regionale, riconoscendo la responsabilità dell’amministrazione per le condotte dei propri dipendenti e preposti. La sentenza richiama il principio secondo cui la pubblica amministrazione risponde civilmente dei danni cagionati a terzi quando la condotta illecita sia collegata, da un nesso di occasionalità necessaria, alle funzioni esercitate. Il tribunale ha inoltre escluso qualsiasi concorso di colpa della vittima e del marito, affermando che non può pretendersi da un escursionista medio la previsione del rischio di abbattimento di un albero di alto fusto lungo un sentiero non interdetto al pubblico transito.

Le parole dell’avvocato

«Questa sentenza – spiega l’avvocato Alessandro Palmigiano – riconosce anzitutto la dignità della domanda di giustizia portata avanti dal marito, dal figlio e dalla sorella della signora Palmer dopo una vicenda umanamente dolorosissima. Si trattava di due giovani pensionati che venivano in Sicilia per godere delle sue bellezze. Per la negligenza di alcune persone hanno avuto le vite distrutte. Non si trattava di un rischio imprevedibile o inevitabile. Quando un sentiero è aperto al pubblico e, nello stesso tempo, in modo inaccettabile, vengono svolte attività pericolose come l’abbattimento di alberi, senza adeguati avvisi. La fruizione del patrimonio naturalistico, che rappresenta una ricchezza straordinaria della Sicilia, deve sempre essere accompagnata da presidi di sicurezza reali e non meramente formali. È una decisione importante – conclude il legale – non solo per i familiari della vittima ma anche per tutti i cittadini e i turisti che devono poter frequentare i luoghi pubblici in sicurezza». 


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