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L’Ati idrica rescinde la convenzione con SIE: nuovo scontro sulla gestione del servizio idrico

La guerra dell’acqua in provincia di Catania segna oggi un nuovo passaggio decisivo. L’assemblea territoriale idrica dei 58 Comuni etnei ha infatti deliberato la rescissione della convenzione con SIE, Servizi idrici etnei, la società mista pubblico-privato incaricata dal 2005 della gestione del servizio idrico integrato, inclusi acquedotti, reflui e depurazione. L’ente, presieduto dal sindaco di Adrano Fabio Mancuso e istituito dalla Regione Siciliana per la regolazione del servizio idrico sul territorio provinciale, punta a ridefinire un sistema che da decenni procede in maniera frammentata tra gestioni diverse e partecipazioni societarie. Una prospettiva di coordinamento affidata proprio alla SIE che, tuttavia, non ha mai raccolto un consenso unanime tra i sindaci.

La proposta di scioglimento del contratto

La decisione di sciogliere il contratto è arrivata nel corso dell’assemblea convocata oggi alle 16.30 e approvata con oltre l’83 per cento dei voti favorevoli. Tra le reazioni più entusiaste quella del nuovo sindaco di Bronte, Giuseppe Gullotta, che ha parlato di una «vittoria di popolo» e di un atto che restituisce pieno controllo ai Comuni. «Abbiamo difeso con le unghie e con i denti i nostri pozzi, i nostri impianti e la nostra terra – ha dichiarato –. Oggi ci liberiamo di una spada di Damocle che pesava su tutti noi. Questa non è solo una delibera amministrativa, ma una scelta politica e comunitaria: continueremo a gestire l’acqua e a difendere il territorio».

Cosa succede adesso?

Resta ora da capire quali saranno gli sviluppi concreti della decisione. Tra le ipotesi sul tavolo c’è anche un’eventuale azione risarcitoria da parte dell’Ati nei confronti della società. Nel frattempo, però, SIE continua a operare in diversi Comuni, in particolare nell’area del Calatino, dove ha già avviato il subentro gestionale. La vicenda, infatti, non nasce oggi. Da oltre vent’anni il rapporto tra Ati idrica etnea e SIE è al centro di un lungo contenzioso amministrativo e giudiziario. La prima convenzione, firmata il 24 dicembre 2005 e successivamente revocata, ha aperto una stagione di ricorsi e sentenze che si è trascinata fino ai giorni nostri. Un capitolo che sembrava poter arrivare a una svolta nel 2024, con la previsione di una nuova convenzione e di un cronoprogramma operativo aggiornato, ma che oggi si riapre con un ulteriore fronte di conflitto istituzionale.


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