Chiarezza, trasparenza e franchezza. Sono i tre ingredienti mancanti nelle tante parole spese dal governo regionale e dallo stesso presidente Renato Schifani sul mantenimento e la gestione delle Cardiochirurgie Pediatriche in Sicilia, a Palermo e Taormina. Al netto delle dichiarazioni pubbliche, infatti, restano spesso sullo sfondo le informazioni cruciali, soprattutto quelle che potrebbero creare polemiche. […]
Il rebus delle cardiochirurgie pediatriche in Sicilia: tra silenzi e mezze verità
Chiarezza, trasparenza e franchezza. Sono i tre ingredienti mancanti nelle tante parole spese dal governo regionale e dallo stesso presidente Renato Schifani sul mantenimento e la gestione delle Cardiochirurgie Pediatriche in Sicilia, a Palermo e Taormina. Al netto delle dichiarazioni pubbliche, infatti, restano spesso sullo sfondo le informazioni cruciali, soprattutto quelle che potrebbero creare polemiche. Con il risultato opposto, però, di garantire il malcontento generale. Specie nelle famiglie dei piccoli pazienti in attesa di risposte. Il governatore siciliano lo ha detto chiaramente in un comunicato: «Si tratta di argomenti complessi che devono essere spiegati nel giusto modo». E a farlo, adesso, tocca al nuovo assessore regionale alla Salute Marcello Caruso. Tra domande rimaste inevase e un ottimismo che potrebbe rivelarsi prematuro.
L’accordo festeggiato senza il parere del ministero
È di questi giorni la notizia, con toni di festeggiamento, della riconciliazione del governo regionale con il Bambino Gesù di Roma, che aveva manifestato la volontà di lasciare la Sicilia. Senza, però, avere in mano alcuna soluzione concreta. Perché, se è vero che la direzione dell’ospedale romano si è detta favorevole al mantenimento della convenzione con il San Vincenzo di Taormina, si tratta di una proroga di soli sei mesi. E che, per di più, deve ancora essere approvata dal ministero della Salute.
L’accordo è l’esito di una riunione che si è svolta nei giorni scorsi a Palazzo d’Orléans con il presidente della regione Siciliana Renato Schifani, l’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso, il direttore generale dell’ospedale della Santa Sede Antonio Perno e il direttore sanitario Massimiliano Raponi. Presenti, tra gli altri, i vertici del Policlinico di Catania, delle Asp di Messina e Catania e il sindaco di Taormina Cateno De Luca. In una triangolazione che vedrebbe coinvolto pure il territorio etneo, come gestore amministrativo della struttura messinese.
Nonostante ciò, a frenare gli entusiasmi preventivi dovrebbe basterebbe il fatto che i ministeri della Salute e dell’Economia si sono più volte dichiarati contrari a questo modo di operare, chiedendo una modifica. «Non c’è niente da festeggiare al momento – conferma a MeridioNews Antonino Alibrandi, sindacalista Cisl Messina -. Tutte le vicende legate alla cardiochirurgia pediatrica di Taormina dovrebbero anzi spingere i nostri amministratori verso una seria autocritica. Non è ancora stato definito proprio nulla a livello formale e, nel frattempo bambini, familiari e medici vivono con lo spauracchio di una chiusura del reparto».
La nuova Rete ospedaliera non ancora approvata
Alle richieste dei ministeri, la Regione Siciliana aveva risposto con una proposta di modifica contenuta nella nuova rete ospedaliera. Dove viene prospettata una organizzazione inedita delle due Cardiochirurgie pediatriche siciliane: un modello Hub & Spoke, il cui funzionamento abbiamo spiegato su queste pagine, ideato per mantenere entrambe le strutture, in deroga alle regole che ne consentirebbero una sola in Sicilia. E che prevede un centro di primo livello a Palermo (hub) e un presidio territoriale a Taormina (spoke). Ma anche a questa soluzione – e contrariamente a quanto affermato dal sindaco Cateno De Luca – manca ancora la firma del ministero. Il piano siciliano, anzi, è stato di recente rimandato al mittente a causa di errori e incongruenze.
Il mistero della convenzioni a Palermo e Taormina
Ed è proprio incrociando le informazioni che sorgono ulteriori domande. Come detto, è di questi giorni la notizia che la Ccpm di Taormina ha in atto la richiesta di proroga, per mantenere la situazione attuale fino al 31 dicembre del 2026. Spiegata da Schifani e Caruso come un modo di «organizzare al meglio il futuro della cardiochirurgia pediatrica, puntando a standard di cura elevatissimi». Mentre, appena un mese e mezzo fa, a Palermo è stato annunciato il termine della convenzione con l’ospedale San Donato di Milano. Un passaggio raccontato, dall’altro lato dell’Isola, come un necessario affrancamento. Come le due visioni possano coesistere e quale sia il reale futuro delle due strutture è un nodo che la Regione non ha ancora affrontato con chiarezza.