Il dopo Pasqua dei Consigli comunali: permessi giornalieri pagati estesi alle commissioni lampo

Subito dopo colombe e scampagnate, già martedì 7 aprile il Consiglio comunale di Catania tornerà in aula. Ma senza perdere il buonumore dei giorni festivi. Tra i punti all’ordine del giorno, infatti, c’è una buona notizia per i consiglieri di tutta la Sicilia, ma destinata a fare discutere. Ossia la possibilità di estendere il permesso giornaliero dal lavoro, pagato dalle casse comunali, non solo alle sedute del Consiglio ma anche alle commissioni. Comprese quelle in streaming, con la modalità della videoconferenza. Un ritorno al passato – a com’era prima del 2015 – che si deve a una legge regionale. E che Catania è tra le prime città in Sicilia a mettere all’ordine del giorno.

Come funziona il nuovo permesso giornaliero

Nel verbale di convocazione del prossimo Consiglio comunale di Catania, al punto 6 (l’ultimo) arriva la questione dei permesso giornaliero per le commissioni. Con la possibilità di «integrazione del regolamento del Consiglio comunale, con le disposizioni della legge regionale» approvata a febbraio. E che riguarda le Disposizioni in materia di permessi e licenze degli amministratori locali. Tradotto: i consiglieri dovranno decidere se saranno le casse comunali a pagare il giorno in cui non potranno svolgere il loro personale lavoro, non solo in caso di Consiglio comunale come adesso, ma anche per le numerose commissioni settimanali. E, secondo la legge regionale, per «l’intera giornata nella quale si svolge la seduta della commissione». Che però, di solito, occupa in media poco di più di una mezz’oretta abbondante. Davvero rari i casi – almeno a Catania – in cui si superano i sessanti minuti.

L’attuale modello a ore

Anche adesso la legge prevede che, per partecipare alle commissioni, ogni consigliere abbia a disposizione dei permessi dal lavoro. Ma, come modificato nel 2015 del governo regionale di Rosario Crocetta, non di un’intera giornata. I permessi pagati dalle casse comunali partono da due ore prima dell’orario di convocazione della seduta di commissione. Per comprendere tutta la durata dei lavori e arrivare a coprire fino al tempo necessario per tornare nel posto di lavoro. Regole estese, specie con il Covid, anche alle riunioni da remoto. Con le attuali modifiche, invece, il consigliere potrebbe assentarsi da lavoro per l’intera giornata in cui è fissata la commissione. E sarà il Comune a rimborsare il datore di lavoro, senza riduzioni per il lavoratore-politico.

Favorevoli e contrari

Tutto legittimo e consentito dall’apposita legge regionale. Ma le questioni di opportunità sono destinate ad accendere la polemica. Nel caso di Catania, le posizioni politiche sono già ben formate. Da una parte, c’è chi pensa che sia fattibile perché il Comune di Catania non è più in dissesto. E, anzi, assicurano che «non ci sarà uno squilibrio economico importante rispetto a come funziona ora». Specie nel caso di due commissioni a cui un consigliere deve partecipare nello stesso giorno. Dall’altro lato, invece, si schiera chi è convinto che sia «un’esagerazione». Facendo notare come «bastino cinque minuti di partecipazione in commissione, quando si vota un verbale, per ottenere il gettone di presenza». Di circa 70 euro, per un tetto massimo mensile che si aggira attorno ai duemila euro. A cui si potrebbe aggiungere – da martedì a Catania, ma presto in tutta l’Isola – anche il permesso giornaliero dal lavoro.


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