Fiaccolata per Paolo Taormina: rabbia e dolore contro la violenza che uccide

Rabbia, paura, commozione, disperazione, voglia di rivalsa: è stata una montagna russa di emozioni la fiaccolata organizzata dai cittadini per Paolo Taormina, il ventunenne ucciso con un colpo di arma da fuoco in pieno viso, mentre cercava di sedare una rissa fuori dal locale dei genitori, nel rione del centro storico Olivella, a due passi dal Teatro Massimo.

Fiaccolata per Paolo Taormina

Proprio qui, infatti, è approdata la marcia silenziosa, di circa 2.000 persone, che ieri sera è partita dal Politeama per dare un abbraccio collettivo alla famiglia di Paolo, ma anche per denunciare la mancata sicurezza a Palermo. In piazza, presenti ieri anche i familiari e gli amici di tutti gli altri giovani palermitani, che nell’ultimo periodo sono morti senza un perché.

La cittadinanza ha precisato qui che non si è sentita tranquillizzata dall’immediato arresto dell’omicida, il 28enne Gaetano Maranzano, perché ciò ha fatto emergere, ancora una volta, la cultura aggressiva e prepotente della città. Un cultura tossica, alimentata silenziosamente nel sottobosco e pronta ad esplodere all’improvviso, con l’unica finalità di esercitare una violenza fine a se stessa. Esattamente, come abbiamo già visto per la strage di Monreale o per la sparatoria di Sferracavallo.

Nella folla, al termine della fiaccolata per Paolo Taormina, qualcuno ha invocato l’arrivo dell’esercito in città, qualcun altro ha chiesto il commissariamento di Palermo da parte dello Stato, altri ancora hanno reclamato l’importanza della certezza della pena. Ognuno, insomma, ha proposto la propria formula per risolvere il problema. Su un punto, però, sono tutti d’accordo: il cambiamento deve partire da ognuno di noi. Tutti concordi anche nel contestare il sindaco, Roberto Lagalla, presente alla manifestazione. Pesanti critiche sono state rivolte anche al prefetto, Massimo Mariani, e al presidente della Regione, Renato Schifani.


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