E’ scoppiata la guerra mondiale dell’energia e l’Europa non ha niente da mettersi

Fonte: Un’Europa diversa

Il 30 settembre è avvenuto un fatto storico che aiuta a capire un po’ delle cose che stanno accadendo in questo momento nel mondo: è successo che una petroliera battente bandiera di Singapore ha lasciato il porto di Galveston, in Texas, con 400 mila barili di greggio destinati all’esportazione.

É stata la prima volta negli ultimi quarant’anni, e il significato di questo episodio dovrebbe essere chiaro a tutti: gli Usa si preparano a diventare nell’arco di pochi anni il più importante produttore al mondo di petrolio (a scapito dell’Arabia Saudita) e di gas (a danno della Russia). Nel frattempo le sue importazioni di oro nero sono calate da dodici milioni di barili al giorno del 2008 a cinque milioni e il prezzo è crollato da 147 dollari a 83.

Questa nuova era per l’energia incide profondamente nelle relazioni di Washington con il resto del mondo: con gli acquisti americani che calano i Paesi produttori diventano più poveri e, come risposta, finanziano più o meno direttamente il terrorismo islamico e la sua indicibile ferocia.

La guerra santa contro l’Occidente diventa allora un modo per tenere a bada il disagio crescente di popolazioni che da trent’anni sono state abituate a vivere di sussidi pubblici finanziati dall’export petrolifero. A questo si aggiunge la secolare guerra civile fra sunniti (Arabia Saudita) e sciiti (Iran) che ora viene combattuta a colpi di sconti e di aumenti di produzione.

I sauditi hanno appena fatto sapere che applicheranno lo sconto di un dollaro sulla loro produzione e terranno i rubinetti ben aperti spaccando l’Opec. Perché lo fanno? Da un lato vogliono affermare la loro leadership assoluta mettendo in crisi Teheran che ha costi di produzione più alti. Ma soprattutto mandare in crisi le produzioni Usa che nasce dalla frantumazione delle scisti bituminose.

Si calcola che a 70 dollari il greggio Usa cessa di essere conveniente. La risposta di Putin ha ragioni analoghe: proteggere le esportazioni di gas.

Di fronte a questo straordinario rivolgimento l’Europa che cosa fa? Niente. Marcia in ordine sparso e ogni Paese cerca di salvaguardare il proprio orticello. Producendo anche episodi inquietanti, come l’incidente aereo costato la vita al capo di Total. É scoppiata la guerra mondiale dell’energia e l’Europa non ha niente mettersi.


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