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L’ex grillino Cancelleri torna come consulente alla Regione. Si occuperà di spopolamento


A quattro anni dall’ultimo incarico politico, Giancarlo Cancelleri è tornato a varcare le porte della Regione Siciliana. Lo ha fatto senza clamore, ma con una nomina che suggella l’ennesima tappa di una parabola tra le più tortuose della politica isolana. Scelto come consulente dell’assessora alla Funzione Pubblica, Elisa Ingala, Cancelleri si occuperà di «analisi e proposte per ridurre lo spopolamento delle aree interne e rafforzare i servizi essenziali nei Comuni». Un ruolo tecnico, nelle intenzioni, che però assume un forte significato politico: l’ex leader del Movimento 5 stelle in Sicilia, ex vicepresidente dell’Ars, ex viceministro alle Infrastrutture, ha attraversato tutte le principali metamorfosi della politica siciliana degli ultimi quindici anni.

Da sfidante di Rosario Crocetta agli autonomisti

L’addio ai grillini, dopo avere sfidato Nello Musumeci prima e Rosario Crocetta poi alle elezioni regionali, porta Cancelleri prima in Forza Italia, dove resta poco, poi nell’orbita di Raffaele Lombardo, approdando al progetto Grande Sicilia. Ogni passaggio è stato accompagnato da polemiche come i manifesti che ricordavano al politico le sue origini antimafia e la distanza dalle nuove alleanze. Ed è proprio in questa veste, da uomo in orbita autonomista, che oggi torna alla Regione come consulente.

Le critiche del Codacons: «Nomina politica, non tecnica»

La notizia del ritorno ha subito acceso le proteste del Codacons. L’associazione dei consumatori, da sempre vigile sulla trasparenza degli incarichi pubblici, ha sollevato dubbi sulla competenza di Cancelleri. Già nell’aprile 2023, quando l’ex grillino passò a Forza Italia, il Codacons aveva lanciato un appello al presidente Renato Schifani, chiedendo di conferire incarichi «solo a soggetti competenti» e denunciando che «riciclarsi è diventato ormai da decenni una cosa di cui non ha più vergogna nessuno». A settembre 2025, in una lettera aperta, l’associazione aveva chiesto se fossero stati «verificati curriculum, competenze e titoli» per le nomine regionali, ribadendo che la fiducia dei cittadini passa dalla trasparenza.


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