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Ragusa, in provincia manca pronto soccorso veterinario
«A Capodanno 100 km per non far morire il mio cane»

La notte dell'ultimo dell'anno Claudio ha dovuto affrontare un'emergenza: il suo yorkshire è stato colto da un edema polmonare. «Si è spaventato moltissimo per i botti e ha iniziato ad ansimare, ho contattato alcuni veterinari della zona ma mi hanno risposto: portalo a Catania o a Siracusa». Ma nel 2018 le cose potrebbero cambiare

Valentina Frasca

Charlie è uno yorkshire di undici anni e la notte di Capodanno è quasi morto. Il suo papà, Claudio, per salvarlo ha dovuto portarlo da Comiso fino a Siracusa, rischiando di vederselo morire in auto durante il lungo tragitto, reso ancor più caotico dagli spostamenti di quanti si stavano recando nei luoghi scelti per festeggiare la fine del 2017 e l’inizio del nuovo anno.

Charlie ha avuto un improvviso edema polmonare, ma per fortuna ieri sera, dopo gli ultimi controlli al cuore, è stato dimesso. Dovrà fare una cura (tra l’altro anche molto costosa, dato che le spese per i farmaci sono tutte a carico dei padroni), ma la sua disavventura a lieto fine fa riaccendere i riflettori su un problema molto grave per la provincia di Ragusa: la mancanza di un pronto soccorso veterinario h24. Nei 12 comuni iblei, infatti, allo stato attuale non esiste una struttura nella quale i veterinari operino sette giorni su sette, 12 mesi all’anno. Ci sono tre cliniche, ma non lavorano né la notte né nei festivi. I veterinari quasi sempre hanno la reperibilità, ma se accade quello che è successo a Claudio può non bastare. La buona notizia è che il 2018 potrebbe essere l’anno buono, perché una di queste tre strutture potrebbe dare il via al servizio.

«È stata davvero una brutta avventura – racconta oggi Claudio – perché è stata una corsa contro il tempo per salvarlo. Charlie ha iniziato a star male la sera del 30 dicembre, respirava velocemente, ma pensavo fosse un malessere passeggero, ed infatti la mattina del 31 sembrava stesse bene. Nel pomeriggio, a causa dello scoppio dei botti, la situazione è precipitata. Si è spaventato moltissimo e ha iniziato ad ansimare, ho contattato alcuni veterinari della zona ma mi hanno risposto tutti la stessa cosa: portalo a Catania o a Siracusa. Alle 18.15, vedendo che si stava aggravando, abbiamo capito che non era più il caso di tergiversare e siamo partiti alla volta di Siracusa. Quando siamo arrivati, Charlie era ormai stremato e lo hanno dovuto rianimare. Gli hanno diagnosticato una cardiopatia e un edema polmonare, lo hanno ricoverato e strappato alla morte».

Claudio ha denunciato in un post su Facebook quello che è successo, chiedendo perché una realtà tanto importante quanto quella ragusana non abbia un pronto soccorso veterinario. «Non mi permetto a mettere in discussione la libertà dei professionisti che aspettano le feste per riposare e godersi la famiglia e gli amici, quanto l’Ordine di competenza e la solita classe politica per non aver ancora pensato ad istituire un centro/clinica in Provincia atta alla risoluzione di questa problematica – ha scritto Claudio nel suo post – è la notte di Capodanno e mi ritrovo a cento chilometri di distanza a denunciare questo angosciante e grave problema».

Un problema che è dovuto al fatto che non esiste un sistema sanitario nazionale come per gli uomini, capace di garantire prestazioni pubbliche; tutto è affidato al buon senso dei veterinari privati, perché quelli delle Asp non sono chiamati a fornire assistenza ai cani che hanno una casa e una famiglia, ma solo a quelli abbandonati e che vanno sterilizzati e microchippati. Il loro compito termina lì. Sono i privati, invece, che dovrebbero organizzarsi per creare una struttura capace di fornire un servizio efficiente sempre, a prescindere dall’ora e dai giorni rossi sul calendario. In altre province questo è già avvenuto, vedi Catania e Siracusa, a Ragusa ancora no.

Il presidente dell’Ordine dei Veterinari della provincia di Ragusa, Enzo Muriana, afferma senza mezzi termini che «il futuro è proprio questo» e che «i colleghi dovrebbero capirlo e organizzarsi di conseguenza, riunendosi in modo da avere i turni». «Mi sono già fatto portavoce di questa esigenza più volte – dichiara – ma finora l’appello è caduto nel vuoto. La vicenda del piccolo Charlie, però, mi sprona a rilanciare l’opera di sensibilizzazione già dalla prossima riunione». 

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