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Castelvetrano, s'insedia commissione d'indagine
Per valutare l'eventuale scioglimento per mafia

Redazione

Cronaca – Il prefetto, su delega del ministro dell'Interno, ha inviato i funzionari per verificare se ci sono «collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata o altre forme di condizionamento». Numerose le indagini che hanno fatto luce su collegamenti tra mafia e politica in questo territorio

Una commissione d'indagine al Comune di Castelvetrano per capire se l'amministrazione è stata in qualche modo condizionata da Cosa Nostra. Su delega del ministro dell'Interno, il prefetto di Trapani ha disposto l’accesso dei funzionari prescelti. È il primo passo nell'iter che può portare allo scioglimento per mafia di un Comune, ai sensi della legge 94 del 15 luglio 2009.

La commissione - nominata il 17 marzo e insediatasi oggi - è costituita da tre dirigenti della pubblica amministrazione, affiancati, con compiti di consulenza specialistica e supporto tecnico, da ufficiali e funzionari delle forze di polizia e della Direzione investigativa antimafia. In particolare dovrà «verificare l’eventuale sussistenza di collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o forme di condizionamento tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità della stessa, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad essa affidati, o che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica».

La decisione del Prefetto di Trapani, Giuseppe Priolo, arriva a seguito di una serie di indagini che hanno portato a galla possibili collegamenti tra mafia e politica. L'ultima è quella sull'imprenditore Giovanni Adamo e il figlio Enrico, titolari di un'impresa di movimento terra e, secondo la Procura, vicini al latitante Matteo Messina Denaro. Nella misura di sequestro di beni si racconta anche dell'incontro, durante l'ultima campagna elettorale per le Amministrative di Castelvetrano, tra Enrico Adamo - molto attivo anche in politica grazie a una fitta rete di contatti -, l'attuale sindaco Felice Errante e Lorenzo Cimarosa, il cugino di Messina Denaro che ha collaborato con la giustizia prima di morire. «Enrico Adamo - ha raccontato Cimarosa ai pm - ha detto che c'era questo signore che si era messo alle elezioni per sindaco e se gli potevo dare una mano per i voti, siccome era un amico. Gli dissi: io non posso votare, lo sai, però ho 30 operai, posso parlare con loro e vediamo cosa posso fare».

Lo stesso Errante ha confermato l'incontro, ma precisando che non c'è stata nessuna intesa a proposito delle imminenti elezioni. A tal proposito, il vicepresidente della commissione nazionale Antimafia, Claudio Fava, era stato molto critico, spingendosi, a inizio febbraio, a valutare come «legittimo» un possibile scioglimento del Comune. 

Sulla vita amministrativa di Castelvetrano pesano altre recenti indagini. A fine 2016 era stata un'inchiesta della Dda di Palermo a fare luce su una serie di appalti che sarebbero stati pilotati per arricchire ancora una volta Messina Denaro, tramite un imprenditore a lui fedele, Rosario Firenze, una serie di società satelliti e dirigenti comunali compiacenti. Sono coinvolti anche due funzionari del Comune. Infine, c'è la storia del consigliere Lillo Giambalvo, intercettato mentre, al telefono con il collega Franco Martino, giurava fedeltà al boss. Episodio che ha portato alle dimissioni del consiglio comunale, sostituito da un commissario. 

Adesso anche la giunta rischia di essere sciolta. Uno scenario che potrebbe però non verificarsi, viste le imminenti elezioni amministrative di maggio. La commissione ha tre mesi di tempo per svolgere le indagini, rinnovabili una volta per un ulteriore periodo massimo di altri tre mesi. Quindi deve depositare la relazione in Prefettura. Da quel momento, entro il termine di 45 giorni, il prefetto - dopo aver sentito il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica integrato con la partecipazione del procuratore della Repubblica competente per territorio - invia al ministro dell'Interno una relazione. Da questo momento possono passare al massimo altri tre mesi prima della decisione finale. L'eventuale scioglimento viene decretato dal presidente della Repubblica, su proposta del ministro dell'Interno.