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Foto di: Castelvetranonews

Castelvetrano, 27 consiglieri comunali si dimettono
Contro il collega Giambalvo e l'ombra della mafia

Simone Olivelli

Politica – Lillo Giambalvo è stato arrestato nel 2014 per alcune intercettazioni dove si diceva fedele al boss Matteo Messina Denaro. Nonostante l'assoluzione lo scorso dicembre e il ritorno alla politica. Adesso, per «togliere dall'imbarazzo mediatico la città», arriva il passo indietro corale. Il sindaco: «Un segnale importante». In aggiornamento

Negli stessi minuti in cui faceva gli auguri «a tutte le donne», i suoi colleghi si dimettevano ponendo fine al consiglio comunale di Castelevetrano. La resistenza di Lillo Giambalvo - il consigliere finito al centro delle polemiche per le frasi a sostegno del boss latitante di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro - è durata diverse settimane, ma alla fine ha dovuto cedere davanti alla forza dei numeri. Di chi, come nel caso degli esponenti del Nuovo centrodestra e dell'Udc, ha deciso di fare un passo indietro pur di «togliere dall'imbarazzo mediatico la città». Stamattina, infatti, sono stati 27 i consiglieri che hanno ufficializzato le dimissioni davanti al segretario generale del Comune, Livio Elia Maggio, facendo venire meno le condizioni per il consesso civico di poter continuare ad andare avanti.

L'ipotesi di un azzeramento del consiglio comunale si era paventata già ieri, in seguito all'autosospensione dei consiglieri. Un gesto che però, da solo, non sarebbe bastato a indurre alle dimissioni Giambalvo. Il quale, da parte sua, ha sempre rivendicato il diritto a occupare lo scranno in consiglio, dopo che a dicembre è stato assolto dall'accusa di essere uno dei fiancheggiatori del capo di Cosa nostra. Il consigliere, infatti, era stato arrestato nel 2014, nel corso dell'operazione antimafia Eden II. A finire all'interno dell'inchiesta era stata anche un'intercettazione nella quale Giambalvo affermava la propria fedeltà al boss, augurandosi anche la morte - per omicidio - del figlio di un pentito. Dichiarazioni pesanti che però, per i giudici, non sono state sufficienti a provare la reale vicinanza del consigliere alla mafia certificando - dopo 13 mesi di carcere - il diritto di Giambalvo a ritornare a fare politica a Castelvetrano.

La questione, tuttavia, ha presto acquisito un'eco tale da attirare gli interessi anche dei politici nazionali. Non ultimo quello del ministro degli Interni, Angelino Alfano, che negli scorsi giorni si è detto pronto a fare pressioni anche sul sindaco Felice Errante (Ncd), affinché tenesse in considerazione l'ipotesi di proprie dimissioni pur di estromettere Giambalvo dal consiglio. Possibilità che non è stato necessario mettere in atto, dopo che i consiglieri hanno in blocco fatto un passo indietro. Sul caso si era espresso anche il Movimento 5 stelle che, con un'interrogazione parlamentare, aveva richiesto al premier Matteo Renzi di esprimersi sulla faccenda «alla luce delle intercettazioni riportate dalla stampa, che attesterebbero relazioni del consigliere Calogero Giambalvo con esponenti di spicco della criminalità organizzata di stampo mafioso». A chiedere un gesto forte da parte del consiglio era stato anche il vicepresidente della commissione nazionale antimafia Claudio Fava: «Scelgano: o lui, o loro», aveva dichiarato l'esponente di Sinistra italiania-Sel. Oggi Fava si è detto soddisfatto della scelta dei consiglieri: «Sono personalmente grato a tutti consiglieri di Castelvetrano - dichiara -. Da oggi Castelvetrano è la città che a quel mafioso (Messina Denaro, ndr) e a Cosa Nostra offre una lezione di libertà e di dignità. Al consigliere Lillo Giambalvo resta adesso l’umiliazione di esser cacciato via da quel consiglio comunale senza aver avuto nemmeno il coraggio delle proprie dimissioni» E anche l'associazione Libera, che a fine gennaio aveva sottolineato l'esigenza di trovare un modo per riuscire lì dove il prefetto non avrebbe potuto perché «aveva le mani legate», in seguito all'assoluzione di Giambalvo.

A commentare lo scioglimento del consiglio comunale è il sindaco Felice Errante: «Oggi è arrivato un segnale importante per la città, la politica e per l'Italia - dichiara a MeridioNews -. Non capita tutti i giorni che 27 consiglieri, che hanno guadagnato legittimamente una carica, facciano un passo indietro per mandare un messaggio contro la mafia e il rispetto delle istituzioni». Per il primo cittadino, Giambalvo era incompatibile con la politica: «La sua irriverenza nei confronti delle istituzioni democratiche non poteva andare avanti - continua -. Il giorno dopo l'assoluzione ho cercato di indurlo a riflettere sull'opportunità di tornare all'interno del consiglio comunale, ma non è servito a nulla». Un'ultima battuta sulla comunità castelvetranese: «Quanto accaduto oggi risponde alla richiesta del 99 per cento dei cittadini di Castelvetrano, che con la mafia non hanno nulla da spartire», aggiunge.  

Il futuro politico della cittadina trapanese, adesso, passerà per l'arrivo di un commissario regionale che farà le veci del consiglio comunale. Mentre Errante continuerà a guidare la giunta. Almeno per adesso: «Ho il dovere di attendere l'arrivo delle commissioni antimafia e di fare celebrare il referendum abrogativo del 17 aprile. Dopo farò le mie valutazioni insieme al mio partito» conclude.