Foto di Gianni Dominici

In Sicilia cresce la ricchezza ma calano i lavoratori
Meno occupati del 2014, sei donne su dieci inattive

Salvo Catalano

Formazione e lavoro – L'Istat ha fornito i dati sull'occupazione nell'Isola nel 2016. A fronte di una crescita del Pil, non è corrisposto un aumento dei posti di lavoro. Anzi, nell'ultimo anno se ne sono persi 45mila. Tra i giovani la disoccupazione arriva al 57%, con il picco di Palermo al 71%. Gli unici sorrisi da Agrigento, Caltanissetta ed Enna

La ricchezza (leggasi Pil) della Sicilia è cresciuta ma i lavoratori non se ne sono accorti. Anzi, nel 2016 nell'Isola si sono persi 45mila posti di lavoro rispetto all'anno precedente. È il quadro desolante che dà l'Istat. «C'è un'inesorabile decrescita dei settori produttivi più importanti, come quello manifatturiero e delle costruzioni», spiega il segretario della Cgil, Michele Pagliaro. Eppure il 2015 si era chiuso con una piccola buona notizia: 32mila posti di lavoro in più rispetto al 2014. I dati a dicembre del 2016, invece, fanno tornare la Sicilia a una situazione peggiore rispetto a quella di tre anni fa. «In sostanza per recuperare il gap con la media nazionale servirebbe mezzo milione di occupati in più», precisa il sindacalista. Ad avere la peggio sono sempre i giovani: il 57,2 non lavora. Il picco a Palermo, con il 71,2.

Guardando alla media del 2016, la Sicilia è ultima in Italia per tasso di disoccupazione, con il 22,1 per cento (a fronte di una media nazionale del 11,9 per cento) e per numero di inattivi, il 48,3 per cento. A far crollare quest'ultimo dato è soprattutto la drammatica situazione delle donne: nell'Isola sei su dieci non lavorano e non cercano nemmeno un'occupazione. «Il jobs act - denuncia Pagliaro - non sta funzionando, sta invece contribuendo a una sostituzione di lavoro». Si perdono cioè posti a tempo indeterminato (nei primi dieci mesi del 2016 ne sono andati in fumo 32mila) e se ne creano nuovi precari, ma non a sufficienza per pareggiare il gap (nello stesso periodo di tempo +16mila). «In sostanza se ne perdono cento e se ne recuperano 50 - sottolinea il segretario della Cgil - è una svalorizzazione del lavoro, nel senso che posso anche avere un'occupazione ma non mi consente di vivere dignitosamente». 

Dei posti di lavoro sfumati in 12 mesi, oltre settemila riguardano il manifatturiero e quattromila le costruzioni che nel quarto trimestre 2016 contano appena 82mila occupati. Ma in caduta libera sono anche i servizi, perdendo la loro caratteristica di rifugio occupazionale: 33mila gli occupati in meno di cui 17mila negli alberghi e nella ristorazione. Eppure, soltanto pochi giorni fa il governatore Rosario Crocetta ha parlato di una crescita del prodotto interno lordo del 3,6 per cento tra il 2015 e il 2017. Secondo i dati della Fondazione Res, citati dalla Cgil, il Pil in Sicilia è cresciuto del 2,1 per cento nel 2015, dell'1,3 per cento nel 2016 e la stima per il 2017 è di + 1 per cento. Una crescita reale ma calante. Perché allora non corrisponde un calo della disoccupazione? «Secondo molti economisti - spiega Pagliaro - se il Pil non cresce annualmente del 2,5 per cento, non si creano nuovi posti di lavoro». Secondo Maurizio Caserta, docente di Economia all'università di Catania, «nelle fasi di crescita spesso si utilizzano lavoratori che c'erano già prima ma che non venivano utilizzati, una sorta di riserva che rimane dormiente nei periodi di scarsa crescita, in Sicilia è abbastanza tipico».

Eppure, alcuni territori possono sorridere. Nel deserto siciliano, le province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna fanno registrare alcuni dati positivi: aumentano gli occupati, diminuisce il tasso di disoccupazione, compresa quella giovanile. A trainare la timida ripresa è il settore dei servizi, compreso il turismo. In particolare nel Nisseno e nell'Agrigentino il 2016 vede un incremento di cinquemila posti di lavoro in questo specifico campo. L'altra faccia della medaglia, quella che piange, è sicuramente rappresentata da Palermo, con le percentuali più alte di disoccupati (25,1 generale e 71,2 giovanile). 

NUMERO DI OCCUPATI E TASSO DI DISOCCUPAZIONE DAL 2015 AL 2016 (MEDIA ANNUALE) 

Trapani: da 121.000 a 113.000 - dal 16,7% al 21,2% - dal 51,3 al 58 - agricoltura 1.000 in più; industria + mille; servizi -8mila
Palermo: da 324.000 a 318.000 - dal 23,9% al 25,1% - dal 65 al 71,2 - industria meno 5mila; servizi - mille
Messina: da 182.000 a 178.000 - dal 22,5% al 22,4% - dal 58,6 al 64,3 - servizi -2mila
Agrigento: da 110.000 a 114.000 - dal 26,2% al 24,3% - dal 58 al 47,7 - 1.000 in più in agricoltura; industria -1000; servizi +5mila 
Caltanissetta: da 65.000 a 72.000 - dal 22,2% al 21,1% - dal 63,7 al 51,9 - 1.000 occupati in più in agricoltura; + mille industria; servizi +5mila
Enna: da 45.000 a 46.000 - dal 21,5% a 19,8% - dal 49,2 al 45,2 - 
Catania: da 295.000 a 298.000 - dal 16,2% al 18,5% (conseguenza del calo degli inattivi) - dal 45,1 al 50; industria -3mila; servizi +6mila
Ragusa: da 99.000 a 101.000 - da 19,5% a 19,4% - dal 43,5 al 43,7 - 20mila in agricoltura stabili; industria -2mila; servizi +5mila
Siracusa: invariato 112.000 - da 25,7% a 24% - dal 62,1 al 53,6 -

TASSO DI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE DAL 2015 AL 2016 (MEDIA ANNUALE)

Trapani: dal 51,3% al 58%
Palermo: dal 65% al 71,2%
Messina: dal 58,6% al 64,3%
Agrigento: dal 58% al 47,7% 
Caltanissetta: dal 63,7% al 51,9%
Enna: dal 49,2% al 45,2% 
Catania: dal 45,1% al 50%
Ragusa: dal 43,5% al 43,7%
Siracusa: dal 62,1% al 53,6%