Zen 2, i bambini a scuola di street art Un murales come antidoto alla violenza

Educare alla bellezza come antidoto alla bruttura e la violenza visiva dei casermoni dello Zen 2. Questa la ricetta che l’associazione Laboratorio Zen Insieme ha deciso di adottare con i bambini e i ragazzi del quartiere. Un percorso di studio durato due mesi che li ha portati a realizzare un murales all’esterno dei locali per molti anni utilizzati dall’associazione di volontariato. Questi spazi dovrebbero tornare presto fruibili e, attualmente, l’ente si appoggia ad altre strutture come la scuola o luoghi affidati ad altri gruppi. Durante i due mesi di laboratorio, i venti ragazzi tra i 5 e i 12 anni coinvolti nel progetto hanno studiato la street art, dalle tecniche di base agli artisti più famosi, e hanno realizzato diversi disegni.

«Il gruppo che si è formato – spiega Bruno Buffa, operatore dell’associazione e urbanista – si è concentrato sugli alberi, sull’importanza delle radici, quindi in relazione al contesto dove si nasce e si cresce. Abbiamo utilizzato i disegni che sono venuti fuori dai ragazzi durante il laboratorio e li abbiamo realizzati sui muri». Il progetto è stato sostenuto dall’8 per mille della Tavola Valdese e dal Cisp (Comitato internazionale sviluppo dei popoli) e comprende anche attività sartoriali e sportive. «Il lavoro sull’arte e la bellezza è molto importante in un quartiere come questo – spiega Mariangela Di Ganci, presidente dell’associazione – la bruttura e la violenza architettonica del contesto in cui vivono influisce e si ripercuote inevitabilmente sulle loro vite e sul loro agire quotidiano».

Il murales sarà completo entro la fine di dicembre e i bambini «ci tengono che sia il più colorato possibile. Mi è piaciuto molto il coinvolgimento dei piccoli che sentono il murales come una cosa loro – spiega Giordana Francia del Cisp – ma anche delle loro famiglie. Dare ai ragazzi la consapevolezza di poter migliorare il contesto in cui vivono, di poter incidere sulla realtà che li circonda, è una cosa importantissima. Un processo di cittadinanza attiva che non dimenticheranno – conclude – un bagaglio che si porteranno sempre dietro nel loro percorso di crescita».


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