Vittoria, protesta di migliaia di agricoltori siciliani «Subito lo stato di crisi, stop a pagamento tasse»

A Paternò le arance si vendono a nove centesimi al chilo. La media in tutta la Sicilia quest’anno supera difficilmente i 15 centesimi. Prezzi stracciati con cui i produttori faticano a coprire pure le spese sostenute. Alla base c’è un mix di colpe – che vanno dall’incapacità di vendere il prodotto, di intercettare i mercati in ascesa o cambiati dai nuovi equilibri geopolitici e di difenderlo dai prodotti provenienti dall’estero – a cui si aggiungono fattori naturali, come il tempo che ha ritardato la raccolta, creando una sovraproduzione da gennaio in poi. Contro tutto questo oggi migliaia di produttori agricoli siciliani – tra due e tre mila – hanno protestato davanti all’ingresso del mercato ortofrutticolo di Vittoria, il più grande del Sud Italia. 

Da Licata a Pachino, passando per Niscemi e Caltagirone, si sono dati appuntamento nella cittadina ragusana, per chiedere alla politica, a tutti i livelli, di fare qualcosa per sostenere il settore agricolo dell’Isola. «Servono risposte immediate», sottolinea Sandro Gambuzza, presidente di Confagricoltura Ragusa. Le parole d’ordine sono: stato di crisi di mercato. «Gli estremi ci sono – spiega Gambuzza – serve almeno uno di questi due requisiti: una condizione prolungata in cui i prezzi di vendita siano inferiori ai costi di produzione e dimostrare che siano stati importati quantitativi di prodotti superiori a quelli previsti dagli accordi europei». Se la seconda condizione è molto difficile da documentare, è sulla prima che puntano i produttori. L’assessore all’Agricoltura, Antonello Cracolici, presente alla protesta, si è mostrato disponibile su questo punto e ha chiesto all’ente mercato i dati di vendita degli ultimi mesi. «L’approvazione dello stato di crisi – sottolinea Gambuzza – comporterebbe la sospensione del pagamento degli oneri contributivi e fiscali e quella delle rate in scadenza di credito agrario». 

Cracolici ha annunciato «la firma nei prossimi giorni del decreto di 15 milioni di euro per il fondo di rotazione della Crias (Cassa Regionale per il Credito alle Imprese Artigiane Siciliane ndr) cui potranno accedere i produttori». La prossima settimana l’esponente della giunta Crocetta dovrebbe incontrarsi con il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina. «Gli ho chiesto di convocare un tavolo ministeriale perché in campo vi sono più emergenze – ha spiegato Cracolici -. Il sistema Sicilia va meglio organizzato sia per quanto riguarda la filiera che per la commercializzazione. E dobbiamo farlo tutti con interventi in campo regionale e nazionale». Tra i problemi cronici a cui non si è mai riusciti a trovare una soluzione definitiva ci sono la frammentazione dei produttori e l’incapacità di imporre un prezzo unico. Presenti anche molti sindaci, a cominciare da quello di Vittoria (ente che ha organizzato la manifestazione), Giuseppe Nicosia. «Questa protesta – ha detto – è la battaglia di tutti. Non ci sono bandiere o partiti quando si lotta per un bene comune qual è l’agricoltura siciliana». 

Grande attenzione viene posta sugli accordi di libero mercato che l’Unione europea ha stretto con Paesi extraeuropeo, soprattutto nordafricani. A cominciare da quello con il Marocco per l’ingresso sul mercato continentale di arance senza dazi, e quello recente con la Tunisia per l’importazione di olio, approvato dalle due Commissioni competenti e in attesa della ratifica definitiva del Parlamento europeo. Su questo aspetto si concentra l’eurodeputata catanese del Pd, Michela Giuffrida: «Con una interrogazione presentata due settimane fa ho chiesto alla Commissione europea misure urgenti per salvaguardare i produttori dall’impatto negativo degli accordi commerciali e soprattutto di attuare la clausola di salvaguardia prevista dagli articoli 25 e 7 (il ripristino dei dazi sui prodotti extraeuropei ndr) in caso di pesanti distorsioni derivanti dall’accordo stesso, votato nella precedente legislatura. Questa è a mio parere l’unica strada concreta da seguire – aggiunge Giuffrida – a meno che non si voglia continuare a consentire a chi fa solo propaganda, e prospetta come reale l’ipotesi semplicistica di stracciare l’accordo, di continuare ad ingannare i siciliani, speculando a fini elettorali sulla giusta rabbia degli agricoltori».


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