Foto di Grand Hotel et Des Palmes

Centrodestra al bivio, a Palermo il vertice per tentare la ricucitura della maggioranza

Annunciato il vertice del centrodestra. L’arena è prevista giovedì 18 giugno, nella tarda mattinata, all’hotel delle Palme di Palermo. La Sicilia, storicamente definita il laboratorio politico d’Italia, si trova a vivere una delle fasi più complesse e frammentate della legislatura guidata da Renato Schifani. La convocazione del tanto atteso vertice di maggioranza rappresenta un tentativo cruciale, quanto tardivo, di ricompattare i pezzi di una coalizione che appare logorata da veti incrociati, franchi tiratori e ambizioni di posizionamento in vista delle elezioni del 2027. L’appuntamento giunge all’indomani di una tornata di elezioni amministrative che ha ridefinito i rapporti di forza sul territorio.

I temi sul tavolo: tra emergenze amministrative e spartizione del potere

I punti all’ordine del giorno del vertice riflettono la doppia anima della crisi. Tra i dossier prioritari figura il piano di contrasto alle emergenze del territorio, a partire dalla crisi idrica che attanaglia l’isola, fino alle misure di sostegno economico come i 25 milioni di euro stanziati contro il caro carburanti. Sullo sfondo resta lo sblocco dei bandi per l’occupazione e la formazione (con i fondi precedentemente congelati dai rilievi di Bruxelles) e la riforma della dirigenza e degli Enti Locali, con il delicato nodo del terzo mandato per i sindaci.

La sanità pubblica è diventata il terreno simbolico e materiale dello scontro. Le liste d’attesa interminabili e i Pronto soccorso al collasso fanno da contraltare a una guerra sotterranea sulle nomine dei manager dei dipartimenti e delle aziende sanitarie. Il caso del dipartimento della Pianificazione Strategica della Salute ha già visto in passato duri bracci di ferro, evidenziando come il controllo della sanità rimanga il principale bacino di consenso. Le forze politiche minori e i raggruppamenti centristi chiedono maggiore visibilità nell’esecutivo, mentre i partiti principali si oppongono alla cessione di assessorati chiave come l’Agricoltura o le Infrastrutture.

Geometria delle fratture: le diatribe tra i partiti della maggioranza

L’equilibrio della giunta Schifani è minato da una conflittualità permanente che vede i partiti della stessa maggioranza agire spesso come avversari sul campo. I meloniani, guidati nell’isola da figure come l’assessore Alessandro Aricò e il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, rivendicano il ruolo di azionista di maggioranza morale della coalizione, forti del primato nei sondaggi nazionali. FdI mal tollera il centrismo esasperato di Schifani e l’influenza crescente di figure storiche della politica centrista isolana. La Lega in Sicilia ha assunto una fisionomia fortemente autonoma, legandosi a doppio filo alle strategie territoriali. Il Carroccio ha spesso fatto sponda con la Nuova DC di Totò Cuffaro. Questo asse ha creato forti malumori in Forza Italia e FdI.

Il caso emblematico delle divisioni su piazze strategiche come Agrigento ed Enna, dove la coalizione si è spaccata in due blocchi contrapposti, dimostra come l’unità sbandierata a Palermo svanisca non appena si scende a livello locale. La Lega chiede che lo schema di totale inclusione venga replicato ovunque, ma i veti incrociati degli alleati verso la DC complicano la strada. Il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo e la DC rappresentano forze squisitamente territoriali, capaci di spostare migliaia di preferenze. Lombardo pressa costantemente per una ridistribuzione delle deleghe e per un cambio di passo nell’azione amministrativa.

Lo spettro dei forfait e il rischio di paralisi fino al 2027

Il vertice di maggioranza rischia di registrare forfait eccellenti o, nel peggiore dei casi, di risolversi in un nulla di fatto basato su una pace di facciata. Le velenose frecciatine scambiate a mezzo stampa nei giorni precedenti l’incontro evidenziano che la fiducia reciproca è ai minimi storici. Il proliferare dei franchi tiratori e l’uso sistematico del voto segreto all’ARS hanno trasformato ogni seduta parlamentare in una trincea. La legislatura Schifani si trova dinanzi al bivio più severo. Il centrodestra siciliano sembra soffrire di una sindrome da logoramento precoce: incapace di gestire le proprie correnti interne, consuma il proprio capitale politico nella difesa dei singoli feudi elettorali anziché nella proiezione di una visione di sviluppo per l’isola.


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