Il velodromo Paolo Borsellino di Palermo resta ostaggio della burocrazia. Tra avvisi regionali revocati, finanziamenti in attesa e promesse di futuri interventi, la riqualificazione dell’impianto comunale procede a passo lento, mentre la pista – ritenuta tecnicamente idonea dalla federazione ciclistica – rimane chiusa agli allenamenti. Una situazione che ha spinto le realtà ciclistiche locali a […]
Foto di Mediterraneo Antirazzista Palermo
Velodromo Borsellino: la pista viene dichiarata idonea ma resta chiusa, cresce la protesta
Il velodromo Paolo Borsellino di Palermo resta ostaggio della burocrazia. Tra avvisi regionali revocati, finanziamenti in attesa e promesse di futuri interventi, la riqualificazione dell’impianto comunale procede a passo lento, mentre la pista – ritenuta tecnicamente idonea dalla federazione ciclistica – rimane chiusa agli allenamenti. Una situazione che ha spinto le realtà ciclistiche locali a tornare a farsi sentire, chiamando in causa non solo il Comune ma anche la prefettura e la Regione.
La risposta parziale del sindaco di Palermo
Nelle scorse settimane era stata inviata una lettera aperta, con la quale veniva denunciata la fase di stallo dell’impianto di proprietà del Comune, chiedendo la riapertura della pista anche nelle condizioni attuali. Presa di posizione alla quale ha risposto il sindaco Roberto Lagalla. «Il recupero della pista, dei relativi annessi e della tribuna centrale – si legge – sono stati candidati a finanziamento regionale». Una richiesta di finanziamento collegata a un avviso dell’assessorato regionale allo Sport. Tuttavia, stando a quanto sottoscritto da Lagalla, sarebbe stato proprio l’assessorato a revocare l’avviso. Per quale ragione? «Per motivazioni tecniche – spiega il sindaco nella missiva di risposta senza però entrare nello specifico – E ancora oggi si resta in attesa della pubblicazione».
Una situazione di stallo assoluto, almeno per quanto riguarda il complesso ciclistico. All’interno del velodromo infatti è stata ripristinata la gradinata scoperta oltre ad essere stato rifatto il campo da gioco destinato al calcio. Una novità celebrata a inizio anno con la partita del campionato di Serie D, tra SSD Athletic Club Palermo e Messina, alla quale era presente anche Lagalla. Nella lettera di risposta il sindaco aggiunge anche di avere dato mandato agli uffici comunali competenti «di predisporre apposita rimodulazione della programmazione di fondi extra comunali, affinché attraverso l’uso di tali ritrovate risorse possa dare seguito all’atteso e condiviso intervento».
Chiesto l’intervento del prefetto per sbloccare la situazione
La risposta di Lagalla però non ha soddisfatto le realtà ciclistiche locali che, oltre alla riqualificazione, chiedevano di potere accedere al velodromo per gli allenamenti nelle condizioni in cui si trova attualmente, soprattutto per i più piccoli, così da evitare il pericolo della strada. La storia non si è quindi chiusa ed è stata inviata una nuova lettera aperta, indirizzata al prefetto di Palermo, alla politica e alle istituzioni sportive. «Mentre noi parlavamo di urgenza, la risposta ha parlato di futuri progetti di riqualificazione – si legge – Mentre noi indicavamo una soluzione immediata e praticabile, ci è stato descritto il fallimento di un iter burocratico regionale e annunciata una nuova, vaga disposizione per trovare fondi».
Il velodromo Borsellino chiuso alle bici? «L’ostacolo è la volontà»
«Un dato tecnico e incontrovertibile rende questa situazione ancora più incomprensibile: la Federazione Ciclistica Sicilia ha recentemente dichiarato la pista del Velodromo tecnicamente idonea all’attività. L’ostacolo, quindi, non è nella struttura. L’ostacolo è nella volontà». Parole dure con le quali si chiede un intervento del prefetto Massimo Mariani, per valutare «se la gestione di questa vicenda risponda ai criteri di buon andamento e di concreta tutela della sicurezza dei cittadini». Il caso velodromo di Palermo adesso è finito anche sul tavolo del presidente della Regione, Renato Schifani, e su quello dell’assessora allo Sport Elvira Amata. A chiedere lumi, con un’interrogazione con risposta orale urgente, è stato il deputato regionale Ismaele La Vardera. La vicenda è tutt’altro che chiusa.