Unict, tornano Maggio e il padre nobile Recca Cosa accadrà dopo il reintegro del dirigente?

Cosa succederà ai piani alti di palazzo Centrale? La domanda, all’indomani del reintegro di Lucio Maggio come direttore generale dell’ateneo di Catania, non è di poco conto. Lo scontro tra il dirigente e il rettore Giacomo Pignataro sei mesi fa ha portato a una procedura di sospensione e licenziamento; una decisione dichiarata ieri illegittima dal tribunale del lavoro al quale il docente di Diritto romano si è rivolto. Ma lo strappo è praticamente impossibile da ricucire, così da oggi – quando i legali di Maggio notificheranno l’ordinanza ai vertici universitari – il suo successore Federico Portoghese dovrà lasciare l’incarico al docente reintegrato, e tra i corridoi del Siculorum Gymnasium si tornerà a respirare quel clima da separati in casa che ha caratterizzato (e quasi paralizzato) il primo anno di mandato di Pignataro. 

Assieme alla tensione tra i due punti cardine dell’ente, dal passato recente dell’ateneo torna un’altra figura ingombrante, quella dell’ex rettore Antonino Recca. La notizia del reintegro di Lucio Maggio è arrivata ai vertici dell’università etnea dalle pagine di MeridioNews, ma molti docenti l’hanno appresa da un appello inviato appena tre ore dopo tramite mail privata dall’ex magnifico. Un messaggio nel quale Recca chiede pubblicamente all’attuale rettore di accettare l’ordinanza resa nota ieri, ponendosi ancora una volta come padre nobile dell’ateneo

Da un canto viene confermata la piena fiducia per la prosecuzione del mandato di Giacomo Pignataro, dall’altro si suggerisce di recedere da qualsiasi tentativo di ricorrere contro una delle figure-chiave del mandato di Antonino Recca. Maggio, infatti, era dirigente del suo ufficio staff, poi nominato direttore amministrativo e infine direttore generale. Nessun avvertimento, ovviamente, ma un consiglio per riportare serenità ed equilibrio tra gli organi di governo. 

L’ordinanza del tribunale del lavoro permette il rientro in scena da vincitore Recca – che aveva concluso il suo doppio incarico con il coinvolgimento nell’inchiesta Mailgate, la mancata elezione al Senato e con il candidato da lui sostenuto sconfitto proprio dal grande rivale Pignataro – e allontana la prospettiva di avere quella serenità ed equilibrio auspicate tra le mura dell’ateneo. Un inverno che si preannuncia caldo, con l’ente che si avvia verso una riforma dello Statuto non condivisa da tutta la componente docente, in un clima di mancanza di fiducia e querele. Sulla testa dei componenti del Consiglio d’amministrazione che ne hanno votato le dimissioni, infatti, pesa ancora la denuncia sporta da Lucio Maggio

Con una nota diffusa oggi, il rettore sottolinea come siano state riconosciute «la correttezza e legittimità del procedimento avviato e delle contestazioni rivolte da questa università nei confronti del dottor Maggio, acclarando altresì la sussistenza di un vincolo di subordinazione gerarchica del direttore generale rispetto al consiglio di amministrazione», ossia uno dei nodi centrali della difesa dell’ente. Ed è stato accertato, prosegue il comunicato, che «la vicenda non è in alcun modo riconducibile a presunte questioni di carattere personale riguardanti il rapporto tra il rettore e il direttore generale». L’unica contestazione che ha permesso l’esito favorevole, sostiene il capo d’ateneo, «riguarda la assunta non gravità delle irregolarità, tuttavia all’interno di un accertamento giudiziale di carattere necessariamente sommario, il cui approfondimento è dallo stesso giudice ritenuto non secondario». Per questo motivo, conclude, si attendono «le valutazioni che saranno effettuate dalla difesa tecnica dell’Avvocatura distrettuale dello Stato». 


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