Una flotta pubblica per attraversare lo Stretto La proposta di Accorinti per contrastare i privati

La flotta comunale per l’attraversamento dello Stretto, contenuta nel programma di Renato Accorinti alle amministrative del giugno 2013 che lo hanno consacrato sindaco, diventa flotta pubblica. È con questo nome che il progetto, decisamente ambizioso ma finora accantonato, del primo cittadino di Messina viene codificato per la prima volta in un provvedimento della sua amministrazione: la delibera di giunta comunale numero 189 dello scorso 31 marzo. La stessa che istituisce una commissione tecnica per il varo della Messina Multiservizi e che si prefigge, pure questa è una novità, di valorizzare il famoso Pilone.

A quella stessa commissione, l’esecutivo di palazzo Zanca affida la redazione di una proposta circa la realizzazione di una flotta pubblica, nel rispetto della normativa sugli aiuti di Stato, corredata da uno studio di fattibilità tecnico, normativo ed economico che possa prevedere la partecipazione di enti locali, metropolitani, territoriali e statali.

I presupposti per la sua costituzione, come si legge nel documento, sono molteplici. A partire dalla lettera inviata al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nel novembre 2013, dalle province di Messina e Reggio Calabria e dai 12 sindaci dell’area dello Stretto. Lettera nella quale si denuncia il progressivo peggioramento del servizio di collegamento delle due sponde in termini di frequenza e velocità, sponsorizzando «l’ineludibile necessità della ricostruzione di un servizio integrato che assicuri la continuità territoriale».

Lo Stretto di Messina, secondo dati forniti dall’Autorità portuale, nel 2013 è stato attraversato da 789mila mezzi pesanti, un milione 563mila autovetture e quasi 7 milioni di passeggeri. Tutte ragioni validissime, secondo il Comune, per sostenere un progetto che potrebbe poggiare anche su solide basi normative.

L’esecutivo municipale si appella, infatti, al regolamento comunitario del 7 dicembre 1992, che contempla la potestà dei governi sulla fornitura dei servizi di cabotaggio, con la possibilità di imporre obblighi di servizio pubblico. L’attuale servizio di Rfi, ottenuto in concessione dallo Stato, sarebbe esclusivamente deputato al traghettamento dei treni. Almeno in via ufficiale. Questo darebbe adito a predisporre delle soluzioni alternative per il gommato e i pedoni.

Inoltre, la legge regionale 8/2014, quella che riforma gli enti locali siciliani, prevede che le Città metropolitane abbiano funzioni di coordinamento, pianificazione, programmazione e controllo in materia di trasporto. A Messina, in particolare, dà la possibilità di stipulare accordi con Stato, Regione Calabria e Città metropolitana di Reggio per consentire ai cittadini dell’area dello Stretto di usufruire di servizi secondo criteri di prossimità.

A completare le funzioni della commissione tecnica sulla Multiservizi è la valorizzazione del famoso Pilone di Capo Peloro, un tempo di proprietà dell’Enel. Il Pilone siculo, come viene chiamato nel provvedimento della giunta comunale, appartiene oggi a palazzo Zanca, concessionario dell’area demaniale marittima in cui ricade. Da sempre è stato uno dei simboli della città. Al punto da essere stato oggetto di studi e iniziative. Ora si dovrà valutare la fattibilità tecnica, economica e gestionale del suo affidamento alla futura grande partecipata per scopi turistici, ricreativi, ambientali e relativi alla ricerca.


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