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Turismo, la stretta della Regione: tra obblighi su tv e defibrillatori, «favoriti i grandi gruppi»

Televisori di almeno 32 pollici. E materassi alti non meno di 22 centimetri. Passando per l’installazione di una rete wifi, ma anche di defibrillatori. Sono solo alcune delle nuove regole per il turismo in Sicilia, fissate dalla legge regionale del governo di Renato Schifani. Una stretta per le strutture turistico-ricettive che segue quella nazionale, voluta dal ministero guidato dalla dimissionaria Daniela Santanchè. Con ricadute economiche e lavorative, soprattutto per i piccoli host. La maggior parte delle quasi 56mila le strutture ricettive registrate nell’Isola, secondo i numeri del ministero. «Così non si rende il turismo siciliano più competitivo. Ma solo più costoso e meno sostenibile – spiega a MeridioNews Elia Rosciano, presidente della Federazione associazioni ricettività extralberghiera -. I piccoli gestori, che spesso integrano il reddito familiare, saranno spinti verso l’illegalità o la chiusura, lasciando il campo libero ai grandi gruppi. Il decreto, se non sarà modificato in tempo, colpirà i siciliani che hanno investito tempo e denaro nelle loro proprietà».

I nuovi standard fisici: televisori, wifi e materassi

Tra i nuovi obblighi della legge regionale ci sono quelli su tv, materassi e wifi. «Si tratta di un’ingerenza burocratica che non tiene conto dell’evoluzione del mercato – osserva Rosciano -. Con l’aumento di viaggiatori, tra il 15 e il 20 per cento, che cercano strutture tech-free per disconnettersi. Obbligare ogni camera ad avere una tv o la connessione significa impedire di intercettare una nicchia ad alto valore aggiunto. Omologando l’offerta siciliana a un modello standardizzato e datato». Rosciano sottolinea, inoltre, come ad assicurare il comfort degli ospiti non possa bastare lo spessore nominale del materasso, «senza considerare materiali e densità». Per non dire dell’impatto ambientale della norma: «Se anche solo metà dei circa 100mila posti letto extralberghieri sostituisse i materassi, si produrrebbero oltre 50mila pezzi da smaltire. Pari a circa 1.250 tonnellate di rifiuti ingombranti».

Il nodo dei defibrillatori obbligatori

«Sulla questione del defibrillatore è necessaria una distinzione legale fondamentale», evidenzia Rosciano. «Nelle case vacanza, il gestore cede l’appartamento all’ospite e non è presente durante il soggiorno. Così la presenza di un DAE diventa inutile, perché richiede un operatore formato che lo utilizzi. Imporlo in strutture senza personale si traduce, quindi, in un onere economico privo di reale efficacia. E di certo non si può pensare di vincolare gli ospiti a una formazione specifica». Rosciano richiama, inoltre, i costi a carico degli operatori: «Un defibrillatore di qualità ha un costo tra i 1.200 e i 1.500 euro per struttura. A cui si aggiungono circa 150 euro l’anno per manutenzione e sostituzione di elettrodi e batterie. Oltre alle eventuali spese per la formazione BLSD del personale. Un investimento che rischia pure di rimanere del tutto inutilizzato».

Il costo complessivo degli adeguamenti

Un conto salato quello delle nuove regole fissate per il turismo in Sicilia. «Per una realtà media di tre camere e sei posti letto, la sola sostituzione dei materassi comporta una spesa di circa 2.100 euro – fa i conti Rosciano -. A cui si aggiungono 270 euro per lo smaltimento, 600 per l’adeguamento delle televisioni e circa 1.300 per l’acquisto e l’installazione di un defibrillatore. Con un totale che supera i 4.200 euro». A questi costi, evidenzia, «vanno poi sommati quelli legati alla connettività wifi obbligatoria e agli eventuali adeguamenti degli impianti, che possono facilmente oscillare tra i 5 e i 10mila euro. Cifre rilevanti, soprattutto per chi gestisce attività di piccole dimensioni – conclude -, che rischiano di incidere in modo significativo sulla sostenibilità economica del settore».


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