Catania, Riccardo Pellegrino lascia Forza Italia: «Ho portato voti, ma manca il confronto»

«Forza Italia in Sicilia ha ormai perso la propria identità politica». Così il consigliere e vicepresidente del consiglio comunale di Catania, Riccardo Pellegrino, annuncia l’uscita da Forza Italia. Per passare nel gruppo misto. Non senza critiche alla gestione del commissario etneo ed europarlamentare Marco Falcone e del sindaco Enrico Trantino. «Non ha prodotto aggregazione – scrive in una nota -. Ma, al contrario, ha progressivamente isolato e marginalizzato tutto ciò che non apparteneva alla sua corrente. Portando il partito a un atteggiamento di appiattimento politico e sull’amministrazione guidata dal sindaco». Insieme a lui, a lasciare è anche la consigliera Melania Miraglia.

Le accuse a Forza Italia a Catania

«Di quel partito democratico-liberale, laico, riformista e pragmatico, capace di dialogare con i commercianti e con il tessuto produttivo della città oggi è rimasto ben poco», continua Pellegrino. Ricordando appuntamenti di formazione politica per i giovani e iniziative, oggi scomparse. Mentre «problemi evidenti come sicurezza, povertà, droga, trasporti e viabilità sono stati troppo spesso minimizzati o ignorati». Una mancanza d’azione riscontrata da Pellegrino anche nell’amministrazione della città: «Non si è lavorato per modernizzare la burocrazia comunale o per dare risposte strutturali alla città – continua -. Si è assistito, piuttosto, a una politica fatta di gestione del potere e occupazione di poltrone, con l’unico obiettivo di garantire la tenuta della coalizione. Una subordinazione politica che non condivido».

Berlusconi, Firrarello e D’Agostino: i punti di riferimento

Ricordando i suoi inizi nel 2004, «nella scuola politica del senatore Pino Firrarello», Pellegrino esprime rammarico per il suo addio a Forza Italia. «Ho sempre creduto nei valori che Silvio Berlusconi ha rappresentato – spiega -. Il liberalismo, la libertà d’impresa, la visione di uno Stato moderno e vicino ai cittadini. Ma oggi vedo quei valori profondamente traditi». Ricordando il proprio curriculum: dal consiglio di quartiere a San Cristoforo alla candidatura a sindaco con una lista civica nel 2018. Passando per una corsa alla Regione. «Non sono un uomo di poltrone – dice Pellegrino – e non ho mai fatto della politica una professione». Non senza, però, una stoccata non proprio indiretta: «Ho sempre messo la mia persona al servizio del partito. L’ultimo esempio è la campagna alle Europee di Falcone che, a San Cristoforo, col sottoscritto, ha preso oltre 2mila consensi, ma che forse se n’è dimenticato». Parole di stima, invece, Pellegrino le dedica al parlamentare regionale Nicola D’Agostino, definito «una delle poche anime dialoganti rimaste all’interno del partito».

Il clima in Forza Italia dopo l’uscita di Pellegrino

«Leggo che qualcuno festeggia la mia uscita», sottolinea Pellegrino. Che, in passato, ha più volte creato qualche imbarazzo circa la sua impresentabilità. Per relazioni familiari – il fratello Gaetano è stato ritenuto uomo di fiducia del capomafia Nuccio Mazzei – e le sue stesse dichiarazioni di amicizia con Carmelo Mazzei, figlio del boss. Oltre al processo dello stesso Pellegrino per corruzione elettorale. Relazioni che, in passato, lo hanno fatto finire in una lista di segnalati dalla commissione antimafia all’Ars e creato polemiche sulla sua nomina a vicepresidente del consiglio comunale di Catania. Senza, però, creare veri scossoni al suo percorso politico. «Non capisco cosa ci sia da festeggiare – commenta Pellegrino -. Forza Italia perde un consigliere che ha portato migliaia di voti. Forse c’è preoccupazione, visto che diversi amministratori stanno facendo le stesse valutazioni».


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