Trattativa Stato-mafia, il legale di Riina: “Regia dietro le bombe, non fu lui a volere stragi”

ILPRESIDENTE DELLA REPUBBLICA HA RISPOSTO PER TRE ORE AI MAGISTRATI PALERMITANI.

“Le udienze non sono mai momenti nei quali si fanno le indagini”: lo ha detto ai microfoni di Sky Tg24 Luca Cianferoni, l’avvocato del boss mafioso Totò Riina, lasciando il Quirinale dove ha partecipato all’udienza per la deposizione del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, sulla presunta trattativa Stato-mafia.
“Ma chi ci avrebbe mai pensato – ha aggiunto il legale – che forse si potrebbe avere una revisione della sentenza di Firenze? Riina non è stato quello che ha voluto queste bombe. Si è parlato dei Georgofili, del padiglione d’arte di Milano, vi pare che persone che venivano dalla Sicilia potevano arrivare là? C’è una regia dietro”.

L’avvocato si dice solo parzialmente soddisfatto della deposizione del presidente della Repubblica: “Napolitano e’ stato difeso dalla Corte. Percio’ la sua udienza e’ interessante al 51 per cento. Quattro o cinque volte la Corte non ha ammesso domande a Napolitano”.

Diversa la versione del Quirinale: “Ho risposto alle domande senza opporre limiti di riservatezza connessi alle prerogative costituzionali ne’ obiezioni riguardo alla stretta pertinenza ai capitoli di prova ammessi dalla Corte stessa”. Cosi’ Napolitano, attraverso una nota ufficiale della Presidenza della Repubblica a proposito dell’udienza che lo ha visto oggi deporre danati ai magistrati della Corte d’Assisie di Palermo, in trasferta a Roma.

“La Presidenza della Repubblica – si legge nella nota diramata dall’ufficio stampa del Quirinale – auspica che la Cancelleria della Corte assicuri al piu’ presto la trascrizione della registrazione per l’acquisizione agli atti del processo, affinche’ sia possibile dare tempestivamente notizia agli organi di informazione e all’opinione pubblica delle domande rivolte al teste e delle risposte rese dal Capo dello Stato con la massima trasparenza e serenita’”.

Una risposta implicita del capo dello Stato alle tante polemiche relative al divieto per la stampa di seguire la deposizione.


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