Tra speranze e proteste la città accoglie il presidente Jinping «Forse per importare arance in Cina o accattarsi il Palermo»

Accordi commerciali e incontri misteriosi con personaggi di rilievo o solo una semplice vacanza? Curiosità, speranza, proteste e persino un pizzico di menefreghismo: Palermo accoglie così la visita lampo del presidente cinese Xi Jinping, atterrato nel primo pomeriggio a Punta Raisi con la moglie e i suoi più di duecento collaboratori. Stupiscono i numeri e la portata internazionale dell’evento, ma ciò che incuriosisce di più i palermitani è il motivo della visita, ancora poco chiaro. «Hanno prenotato tutto l’Astoria Palace, Villa Igea e altri hotel in zona – commenta un ragazzo con la barbetta – tutti solo per lui». «Ci sarà qualche politico importante – ipotizza una studentessa – sicuramente dovrà incontrare qualche personaggio importante, qualche rappresentante». 

Tante i dubbi e tra i sospetti più gettonati possibili accordi politici, ma soprattutto interessi economici. «Vuole esportare i suoi prodotti qui in Italia» spiega un uomo sulla sessantina, «Vuole importare le arance siciliane in Cina» commenta invece qualcun altro. «Forse vuole investire in infrastrutture per creare nuovi orizzonti che i nostri sino ad ora non sono stati capaci di realizzare», è la speranza di un signore. I palermitani camminano lungo via Maqueda come in un qualsiasi altro sabato pomeriggio e, interrogati, provano a capire cosa di Palermo desti l’interesse della nuova potenza economica mondiale. «Se a Palermo viene il presidente di uno stato come la Cina, che è una grande potenza commerciale – commentano alcuni ragazzi seduti sulle scalinate del Teatro Massimo – vuol dire che c’è qualcosa di importante, vuol dire che Palermo è motivo di interesse».

Perché? «Forse per la sua vicinanza all’Africa, zona in cui la Cina ha molti investimenti» afferma qualcuno. «Ha un porto importante, è al centro del Mediterraneo – commenta invece una signora sulla quarantina – noi non lo valorizziamo tanto quanto meriterebbe». «È la città del presidente della Repubblica – spiega qualcun altro – magari Xi Jinping ha voluto fare questa riconoscenza a Mattarella».  C’è chi, invece, intravede nella visita di Xi Jinping nient’altro che una semplice vacanza. «È bella Palermo secondo me è venuto per farsi una vacanza – commenta un uomo sulla settantina – vuole vedere il teatro, i monumenti, visitare la città».

«Forse si vuole accattare u Palemmu – azzarda qualcun altro – l’ho sentito dire e speriamo che lo faccia». Alla fermata dell’autobus, una donna, sostiene invece che Xi Jinping abbia condotto una parte dei suoi studi nel capoluogo siciliano: «Alcuni amici hanno letto che ha studiato a Palermo, potrebbe essere anche un ritorno affettivo, ma non sarà solo quello, sicuramente ci saranno degli interessi politico-commerciali. Ben venga! Abbiamo bisogno di abbracciare una dimensione politica internazionale».

Al di là del motivo, c’è anche chi lamenta il disagio legato alla circolazione in una Palermo oggi blindata tra divieti e strade chiuse. «La Sicilia e Palermo continuano ad essere al centro dell’attenzione internazionale – commenta un ragazzo al bar -. Speriamo però che non venga con l’intenzione di comprarci e che porti ad un miglioramento economico non unilaterale». Entusiasmo soprattutto per la nutrita comunità cinese, pronta a ricevere il “padre” della nazione laddove i rappresentanti del Paese sono fra i più numerosi in Italia. «Siamo molto felici di questa visita – racconta una coppia di cinesi che da vent’anni vive a Palermo – ci piace la Sicilia, anche se ogni tanto torniamo in Cina».

Intanto i ragazzi di Amnesty International sono scesi in Piazza Verdi alle 11 di questa mattina per un flash mob di protesta. «Protestiamo per la tutela dei diritti umani in Cina – spiega la responsabile di Amnesty International Sicilia, Chiara Di Maria – chiediamo la liberazione dei difensori dei diritti umani che attualmente sono imprigionati ingiustamente. Chiediamo che non vengano esercitate pratiche di tortura e di persecuzione nei confronti delle minoranze etniche e religiose. Chiediamo che la pena di morte venga eliminata dalle leggi cinesi». «Il presidente della repubblica Mattarella ha chiesto l’apertura di un dialogo sui diritti umani – continua Chiara Di Maria – abbiamo registrato un’assunzione di impegno da parte di Xi Jimping, Amnesty International monitorerà che effettivamente questo impegno venga rispettato e che soprattutto le parole si trasformino in fatti».


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