Streaming pirata, 45 indagati dalla polizia postale A Messina centrale gestiva i segnali pay per view

Indagine contro lo streeming pirata. La polizia postale, con il coordinamento della procura distrettuale etnea, ha scoperto una rete di server che consentivano di diffondere via internet il segnale di numerose piattaforme di contenuti a pagamento. Da Sky a Dazn, da Mediaset a Netflix. 

In totale sono 45 le persone indagate in tutta Italia. Per loro l’accusa è di accesso abusivo a sistema informatico protetto da misure di sicurezza, frode informativa aggravata e abusiva riproduzione e diffusione di opere protette dal diritto di autore. Molti i siciliani coinvolti, con le indagini che si sono concentrate a Catania, Palermo e Messina. Nel capoluogo peloritano è stata individuata una centrale dotata di parecchi computer, capace di gestire l’80 per cento del flusso illegale dello streaming.

«I contenuti protetti da copyright vengono, dapprima acquistati lecitamente, come segnale digitale, dai vertici dell’organizzazione – spiega la polizia postale – e, successivamente, attraverso la predisposizione di una complessa infrastruttura tecnica e organizzativa, vengono trasformati in dati informatici e convogliati in flussi audio-video, trasmessi attraverso una fitta intelaiatura criminale a una rete capillare di rivenditori ed utenti finali, dotati di connessione internet domestica ed apparecchiature idonee alla ricezione». 

«La maggioranza degli indagati è under 40 – ha commentato il dirigente della polizia postale Marcello La Bella ai microfoni di Radio Fantastica – Quella scoperta è una vera e propria organizzazione criminale che aveva in mano una infrastruttura parecchio sofisticata dal punto di vista tecnico».

Le indagini sono partite dall’analisi di alcuni canali su Telegram, che informavano la possibilità di acquistare a prezzi convenienti i pacchetti televisivi. Sequestrate in alcune abitazioni denaro contante per decine di migliaia di euro.


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