Spese pazze Ars, condannato il sindaco Pogliese Accusato di peculato quando era capogruppo Pdl

Un fardello che sulle spalle gli pesava dall’ormai lontana estate 2016. Quella dell’attentato terroristico a Nizza e della sparatoria con nove morti in un centro commerciale di Monaco di Baviera. Per Salvo Pogliese, attuale sindaco di Catania, sono stati quattro anni di pura passione e che oggi si concludono nel peggiore dei modi. Condanna a quattro anni e tre mesi, nel processo di primo grado in cui era imputato per peculato. Al centro della vicenda, quelle che giornalisticamente sono state definite le spese pazze all’Assemblea regionale siciliana. Cioè i fondi destinati all’attività istituzionale che alcuni deputati, secondo i magistrati, avrebbero utilizzato per ben altro. Per il primo cittadino etneo, ed ex deputato regionale, la procura di Palermo il 12 settembre 2019 aveva chiesto una condanna a quattro anni e tre mesi. La stessa accolta dai giudici.

Il processo, celebrato davanti il collegio presieduto da Fabrizio La Cascia, è un troncone di una maxi-inchiesta che in prima battuta coinvolgeva circa novanta persone tra deputati e impiegati. All’epoca dei fatti Pogliese occupava la carica di capogruppo del Popolo delle Libertà. Ruolo che dava mandato alla gestione dei fondi destinati al gruppo. La difesa – il legale di Pogliese è l’avvocato Giampiero Torrisi – ha sempre sostenuto che l’attuale sindaco avrebbe pagato di tasca propria alcune spese. Poi, ottenuti i versamenti al Pdl, si sarebbe preso quanto anticipato con versamenti sul proprio conto corrente personale. 

La condanna di Pogliese avrà conseguenze senza precedenti sulla città, già alle prese con un dissesto da capogiro. Scatterà infatti l’applicazione della legge Severino, che determinerà la sospensione del primo cittadino per un periodo di 18 mesi. A governare la città dovrebbe così essere il vicesindaco Roberto Bonaccorsi. Dal canto suo il sindaco si era sempre sereno sulla bontà del proprio operato. Sia decidendo di candidarsi a sindaco, nonostante la vicenda giudiziaria, ma anche dimettendosi – a luglio 2018 – da europarlamentare. Insieme a lui imputati nello stesso processo c’erano gli ex deputati Giulia Adamo, Dino Fiorenza, Titti Buffardeci, Livio Marrocco e Rudi Maira. Tra questi l’unico assolto è stato Bufardeci. 


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