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Spiagge libere in Sicilia: la Regione taglia fuori dai fondi Taormina e Messina

Siamo in presenza di un’arte sottile, tutta siciliana, nel trasformare un’ottima notizia in un capolavoro di autolesionismo politico-amministrativo. L’ultimo saggio di questa disciplina va in scena direttamente sui litorali dell’isola, dove l’assessorato regionale alle Autonomie locali ha appena sganciato un tesoretto da 6 milioni di euro destinato a migliorare i servizi nelle spiagge libere. Brindano 81 Comuni siciliani, con fondi che vanno dai 50 ai 100mila euro. Ma il problema – politico e strategico – è chi ne resta fuori. Ossia due motori trainanti del turismo della Sicilia orientale: Taormina e Messina. Un paradosso.

L’algoritmo della discordia

Come si fa a escludere Taormina da un finanziamento per le spiagge? Semplice: basta applicare criteri di selezione che sembrano studiati da chi il mare lo vede solo nelle cartoline appese negli uffici di via Trinacria. Fonti interne all’assessorato si affrettano a spiegare che i fondi sono stati assegnati scorrendo graduatorie basate su parametri rigidi: densità demografica, estensione della costa sabbiosa, indici di vulnerabilità finanziaria dei bilanci comunali. Un Comune troppo virtuoso, dunque, o con un territorio che non risponde ai coefficienti matematici del bando, viene penalizzato. Anche se è Taormina, con l’Isola Bella e le baie incastonate nella roccia. O Messina, con i suoi oltre 50 chilometri di costa tra Jonio e Tirreno. Preferendo un bando a pioggia, con micro-somme arrivate in luoghi dal minor impatto turistico.

La privatizzazione selvaggia

Così, da un lato ci sono resort di lusso e lidi privati a cinque stelle, dove un turista di serie A trova servizi, pulizia e sicurezza. Dall’altro lato, invece, le spiagge libere destinate a residenti e turisti zaino in spalla, comunque una fetta enorme dell’indotto economico. Senza passerelle per disabili e presidi di salvataggio, e con i rifiuti abbandonati. A meno di non cedere la mano: affidando quel tratto di costa ai privati tramite concessione. E Taormina è già un esempio lampante: con lo spazio pubblico per i bagnanti ridotto a pochi fazzoletti di terra, sottratti alla morsa degli stabilimenti. Il bando avrebbe dovuto dimostrare che si può garantire decoro pubblico e accessibilità, senza bisogno di mettere il biglietto d’ingresso al mare. Ma l’ennesima mancanza di pianificazione strategica – e volontà di farne contenti tanti – ha impedito di analizzare e operare, piuttosto, nelle aree a più alta pressione antropica (con più turisti per metro quadro) con investimenti strutturali.


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