Nel vasto catalogo delle opere dalla dubbia utilità con cui la politica della Regione Siciliana arricchisce periodicamente la propria surreale bibliografia, il caso della nave Costanza I di Sicilia sembra volersi ritagliare un posto di rilievo. Non siamo soltanto di fronte al classico caso legato alla gestione dei fondi pubblici: qui ci troviamo nell’ambito della […]
Foto di Regione Siciliana frame video
Nave regionale Costanza e fondali: a rischio l’operatività a pieno carico
Nel vasto catalogo delle opere dalla dubbia utilità con cui la politica della Regione Siciliana arricchisce periodicamente la propria surreale bibliografia, il caso della nave Costanza I di Sicilia sembra volersi ritagliare un posto di rilievo. Non siamo soltanto di fronte al classico caso legato alla gestione dei fondi pubblici: qui ci troviamo nell’ambito della pura semiotica dell’assurdo, la sostituzione dell’iperrealtà al principio di realtà. Un colosso dei mari costruito con titanico impegno che – almeno per il momento – non può andare da nessuna parte. Un prodigio della tecnica la cui unica reale funzione a oggi è stata quella di servire da fondale scenografico per un taglio del nastro con tanto di fanfare, fascia tricolore e discorsi solenni.
La storia della Costanza I di Sicilia
Riavvolgiamo il nastro. Era il 9 ottobre 2025 quando avvenne il varo, con l’avvio della fase di allestimento finale. Nasce ufficialmente la Costanza I di Sicilia, prima nave di proprietà della Regione, fiore all’occhiello della cantieristica palermitana, costata all’erario oltre 140 milioni di euro. Il nuovo traghetto della Regione è affidato alla società Caronte & Tourist che gestisce il collegamento tra Porto Empedocle, Lampedusa e Linosa. La nave possiede 137 cabine, alcune delle quali idonee ad ospitare persone con mobilità ridotta; può trasportare fino a 1.000 passeggeri e 200 automobili, raggiungendo una velocità massima di 19 nodi.
Il nuovo traghetto, un Ropax Classe A, è lungo circa 140 metri e ha una stazza lorda di circa 14.500 tonnellate. La nave si distingue per le sue caratteristiche tecnologiche avanzate, specialmente in tema di sostenibilità ambientale: è dotata di un motore dual fuel, funzionante a diesel e gas naturale liquefatto (Lng), e di un impianto fotovoltaico combinato con un gruppo batterie, che permetterà la permanenza in porto a emissioni zero per circa quattro ore.
L’inaugurazione che anticipa l’amara realtà
È la calda sera del 6 agosto 2026. Nel porto di Porto Empedocle va in scena l’ennesima liturgia del potere nostrano. Il presidente della Regione Renato Schifani, attorniato da un nutrito picchetto di assessori e notabili di varia natura, rompe la bottiglia di rito: nasce ufficialmente la Costanza I di Sicilia, prima nave di proprietà della Regione. Nelle dichiarazioni affidate ai taccuini dei cronisti il lessico è quello trionfale della grandiosità imperiale. Leggendo le note stampa ufficiali sembra di assistere alla varata del Titanic, ma senza il fastidioso imprevisto dell’iceberg. L’iceberg, infatti, nella Sicilia dei miracoli burocratici, non serve.
Da scelta politica strategica a ennesimo flop?
Forse sarebbe bastato consultare un qualsiasi manuale di idrografia portuale, a ironizzato qualcuno, per apprendere un dettaglio non trascurabile: la nave Costanza è un gigante di 140 metri di lunghezza con un pescaggio che a pieno carico supera i cinque metri. Peccato che i fondali del porto di destinazione, quello di Lampedusa, nonché le manovre nello stesso bacino di Porto Empedocle, presentino secche e profondità ridotte tali da rendere l’attracco della nave, se carica di passeggeri, merci e autoveicoli, un’operazione che oscilla tra il temerario e l’impossibile. Un paradosso che evidenzia una preoccupante distanza tra la programmazione amministrativa e le concrete condizioni del territorio. Bandi, delibere e contratti sono stati portati avanti senza una verifica preliminare che avrebbe dovuto rappresentare un passaggio essenziale?
La vicenda impone ora di interrogarsi sulle responsabilità, nonostante le dichiarazioni dell’assessorato regionale abbiano smentito la notizia di un trasferimento della nave a Pantelleria. Intanto per le comunità delle Pelagie, che attendono da anni collegamenti efficienti e sicuri, resta il problema di un’infrastruttura costosa che non può essere utilizzata pienamente per il servizio previsto. Una vicenda che dovrebbe spingere la Regione a fare chiarezza sui tempi e a garantire che, in futuro, progettazione, risorse pubbliche e reali esigenze del territorio procedano finalmente nella stessa direzione.