Il sequestro di Etnaland, rifiuti bruciati e seppelliti. «Sversamenti anche in un laghetto»

I rifiuti del parco divertimenti Etnaland «venivano bruciati di notte e seppelliti»: ecco i motivi alla base del sequestro preventivo di oggi. «Mentre i liquami dei bagni, l’acqua delle piscine e i prodotti utilizzati per la pulizia sversati in un laghetto artificiale o smaltiti nei terreni». Arrivando ai sigilli al parco acquatico in contrada Agnelleria, nel territorio del Comune di Belpasso. Per presunti reati ambientali che la procura di Catania contesta all’imprenditore Francesco Andrea Russello, proprietario e fondatore di Entaland.

Le indagini avviate nel 2022

L’inchiesta della procura etnea comincia, quasi per caso, nel 2022. Quando i militari del nucleo operativo di polizia ambientale della Guardia costiera effettuano dei sorvoli nella zona del parco acquatico. «Il telerilevamento ha fatto emergere che erano state realizzate delle buche in alcuni terreni vicino Etnaland, sempre di proprietà del titolare del parco», spiega in conferenza stampa il contrammiraglio della Guardia costiera di Catania Raffaele Macauda. I successivi approfondimenti a terra avrebbero confermato degli scavi utilizzati per tombare i rifiuti. Un’attività illecita demandata ad alcuni dipendenti del parco che, ogni pomeriggio, si sarebbero occupati di trasportare e smaltire i rifiuti. Nel 2022 a ricevere i sigilli fu solo la discarica abusiva, dando però il via a una serie di verifiche su eventuali contaminazioni dei terreni. Si arriva così al 23 gennaio scorso, quando la procura richiede e ottiene dal giudice per le indagini preliminari la firma sul decreto di sequestro di tutto il parco.

Lo smaltimento illecito e i mancati controlli del Comune e non solo

Per capire la quantità di rifiuti prodotti da Etnaland, il procuratore capo etneo Francesco Curcio snocciola alcuni numeri. «Si tratta di un parco che fattura milioni di euro a fronte di circa 500mila visitatori ogni anno. Un’attività imprenditoriale meritoria, che andrebbe svolta rispettando l’ambiente», spiega Curcio. Secondo cui, però, il problema non sarebbe solo lo smaltimento dei rifiuti di visitatori e locali interni al parco, «ma è emerso che la struttura non era dotata degli adeguati impianti di depurazione», aggiunge. A mancare sarebbe stata anche l’autorizzazione ambientale. Presente solo per il semplice scarico, rilasciata dal Comune di Belpasso, e comunque scaduta nel 2019. E non rinnovata. «Noi vogliamo proteggere ambiente e persone – spiega Curcio – ma, certamente, c’è un quadro di controlli mancanti anche da parte di vari enti, tra cui il Comune».

Cosa succede adesso?

Etnaland, per il momento, non potrà aprire al pubblico. «Al parco si chiede la bonifica integrale delle aree e la dotazione di impianti di depurazione – spiega la magistrata Agata Santonocito -. Se verranno effettuati gli investimenti necessari in termini di sicurezza ambientale, l’attività potrà riprendere». In ogni caso, anche superando il sequestro, Russello e la società Etnaland dovranno rispondere dei reati di gestione non autorizzata di rifiuti, anche speciali, combustione e traffico illeciti di rifiuti e inquinamento ambientale.


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