Sciopero dei lavoratori della Catania-Ragusa. «Da tre mesi senza stipendio e cantiere fermo»

Operai senza stipendio da mesi e un cantiere praticamente fermo. Non si sblocca la situazione all’interno del lotto 3 della Catania-Ragusa, una delle opere strategiche per la viabilità della Sicilia orientale con un appalto complessivo di quasi 2 miliardi di euro. A preoccupare maggiormente è la situazione dei 18 chilometri di strada che ricadono all’interno dei territori di Vizzini, Licodia Eubea, Grammichele e la parte siracusana di Francofonte. Il cantiere è infatti fermo a un misero 3,13 per cento per quanto riguarda l’avanzamento dell’opera. L’appalto in questione, aggiudicato a fine 2023 per un importo di 235mila euro, prevedeva la realizzazione in 1095 giorni.

L’ingarbugliata vicenda che riguarda le aziende

Dietro lo stop c’è una ingarbugliata vicenda che mischia burocrazia e crisi economica. Protagoniste le società Rizzani de Eccher e Manelli, riunite nel consorzio di scopo Achates. La prima società è uscita dal cantiere della Catania-Ragusa cedendo le proprie quote a Manelli, mentre quest’ultima ha fatto lo stesso nei confronti di Rizzani per il raddoppio ferroviario della Catania-Palermo. A fine 2025 la Nuova CMC di Ravenna ha inoltre preso in affitto per 24 mesi il ramo d’azienda di Manelli, passaggio preliminare all’acquisizione definitiva dell’azienda con sede a Monopoli, in Puglia.

Cgil: «Calpestati i diritti dei lavoratori»

«Oggi CMC rappresenta l’unica concreta speranza per le lavoratrici e i lavoratori impegnati nell’opera – spiega Dario Gulisano, segretario Fillea Cgil Catania-Caltagirone – Lo sciopero di oggi è il grido di dolore di lavoratori che attendono il pagamento di tre mensilità arretrate. È necessario che commissario, Anas e CMC collaborino immediatamente, coadiuvando un percorso che porti a una rapida risoluzione della vertenza. Tre gli obiettivi da raggiungere subito: l’assunzione diretta di tutti i lavoratori da parte di CMC, il pagamento immediato degli arretrati e il rilancio immediato dei lavori, per evitare che un’opera strategica venga ulteriormente compromessa dai ritardi. Serve fare in fretta: oggi vengono calpestati i diritti dei lavoratori, domani sarà umiliato un intero territorio che attende quest’opera da oltre trent’anni».


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