Sant’Agata 2023, le previsioni del maestro del fercolo: «Torna la folla, ma mi aspetto compostezza per le strade»

È l’edizione della ripartenza dopo la pandemia da Covid-19 anche per la festa di Sant’Agata. Un quadro in chiaroscuro già formato nella mente del maestro del fercolo Claudio Consoli, alle prese non più con strade vuote ma con il tradizionale – e ancora più atteso – bagno di fedeli, curiosi e turisti. Attraverso una città senza sindaco, con il commissario Federico Portoghese prima nominato dalla Regione e poi revocato, sostituito dall’ex prefetto Piero Mattei fino alle elezioni amministrative. Quella del 2023 sarà anche la prima vera festa della patrona per l’arcivescovo Luigi Renna e per il nuovo direttivo del circolo cittadino di Sant’Agata, guidato da Gaspare Drago. Sarebbe stato lo stesso anche per l’associazione maschile Sant’Agata in cattedrale ma dai primi giorni di dicembre la congregazione, che in passato ha visto addensarsi su di sé diverse ombre, è stata commissariata dal vescovo che ha indicato come traghettatore padre Alfio Carbonaro.

Da maestro del fercolo come immagina questa edizione 2023?
«Mi aspetto compostezza e devozione. Si tratta di una processione che manca da due anni ed è lecito immaginare una maggiore partecipazione, anche considerato il fortunato incastro del calendario, con i giorni principali della processione che coincidono con il fine settimana».

Un evento che arriva in uno dei momenti più complicati per la città. Nel suo ruolo come vive il vuoto amministrativo di Catania?
«Senza un sindaco e con un commissario nominato e poi revocato è ovvio che ci siano stati dei ritardi organizzativi. Per non parlare del fatto che a un mese dalla festa si sono dimessi quattro membri del comitato dei festeggiamenti di Sant’Agata. Non nascondo che questa cosa ha creato dei problemi, ma per fortuna l’arcivescovo, insieme all’allora commissario Portoghese, sono riusciti a risolvere la questione in pochissime ore rimpiazzando le persone. Alla fine si è insomma riusciti a mettere qualche pezza dove serviva».

Come descrive la figura del nuovo arcivescovo? Per lui sarà la prima festa di Sant’Agata in questo ruolo.
«Ha assistito a maggio all’uscita straordinaria del busto reliquiario, ma non si può certo fare un paragone con la festa di febbraio. Si tratta di una persona di alto profilo che, ne sono certo, farà del bene per la città».

Ogni anno, prima dei festeggiamenti, si pone il problema – con i conseguenti appelli degli stalli per gli ambulanti e dei ceri che rallentano la processione durante il giro interno. Assisteremo a qualche cambiamento?
«Dobbiamo essere realisti e analizzare il problema. La questione degli ambulanti piazzati in maniera disordinata per le strade deve essere risolta perché, quando si mettono davanti alle maniglie del cordone, rallentano la processione. I responsabili, che hanno già un ruolo delicato anche sotto il profilo della sicurezza, finiscono a dover occuparsi di continuo di allontanarli».

E le torce?
«Per questo non esiste una soluzione facile. Il Comune emette l’ordinanza perché ha la responsabilità di garantire l’ordine e la sicurezza, ma non si può pensare che i vigili urbani possano risolvere la questione da soli. Le forze dell’ordine in questi anni si sono impegnate per permettere al fercolo di transitare in maniera più spedita, ma sappiamo che i torcioni fanno la loro processione parallela, con le loro soste. Sono i fedeli che dovrebbero essere più responsabili, cercando di capire che non si può tenere ferma Sant’Agata per due ore, per poi avanzare di venti metri. Magari aspettando che si facciano le sei del mattino per l’ingresso in piazza Cavour…».

Tra problemi antichi e nuovi, come si prepara il maestro del fercolo ad affrontare la processione?
«Non c’è una preparazione specifica: conosco quello che mi aspetta e fisico ed età mi aiutano. La cosa più pesante, in realtà, è sopportare il freddo durante la notte. Cerco di bere il meno possibile per evitare di andare in bagno e mangio leggero per scongiurare la sonnolenza. Magari in questo periodo cerco anche di non dormire troppo, così mi abituo».


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