Sanità, nuova ‘stangata’ per la Sicilia?

A Palermo sono convinti che la quota di partecipazione della Sicilia alle spese della sanità passerà dal 49,6 per cento circa a al 42 e rotti per cento. Il primo problema è che a Roma non lo sanno. Il secondo problema – per la Regione retta da Raffaele Lombardo – è che appena lo sapranno, con molta probabilità, gli diranno “no”. Domani, in ogni caso, si dovrebbe sapere qualcosa in più su quella che, alla fine, potrebbe essere definita una mezza una commedia degli inganni. Domani, a Roma, si riunisce infatti la Commissione Stato-Regione siciliana. All’ordine del giorno ci dovrebbero essere i problemi della sanità. Per la Sicilia dovrebbe esserci l’assessore regionale alla Salute, Massimo Russo.
L’appuntamento è importante. Perché, finalmente, il governo della Regione dovrebbe finalmente saperne di più sui propri conti. La Sicilia va nella Capitale con la speranza, forse non riposta bene, di ottenere qualcosa. A questo appuntamento – è inutile girarci attorno – l’attuale governo dell’Isola arriva nelle peggiori condizioni possibili. Il costo della sanità siciliana è aumentato. A certificarlo è la Corte dei Conti. Sui numeri, almeno su quelli, il governo della Lombardo non potrà ‘cavillare’.
Perché è aumentato il costo della sanità siciliana? Di sicuro non perché è migliorato il servizio pubblico. Che, invece, è notevolmente peggiorato. I ‘tagli’ negli ospedali pubblici del’Isola, del resto, sono sotto gli occhi di tutti i cittadini. Se il costo della sanità è aumentato, bisognerebbe capire a causa di quali ‘voci’ questo è avvenuto. E qui l’asino rischia di cascare e di farsi pure male.
Una brutta notizia, per esempio, è l’aumento della cosiddetta mobilità passiva’. Cioè l’aumento del numero dei siciliani che, per curarsi, optano per l’aereo. E questo, purtroppo, è un dato che ci sta: se si peggiora il servizio pubblico e, contestualmente, si abbassa la qualità complessiva delle prestazioni sanitarie, il numero di quelle persone che vanno a curarsi fuori della Sicilia – magari solo per alcune patologie – non può che aumentare.
Ma se fossero solo questi i problemi, beh, il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e l’assessore alla Salute, Russo, potrebbero dormire sonni tranquilli (o quasi). Il guaio è che, domani, Lombardo e Russo troveranno una bella sorpresa. Oltre al “no” scontato all’abbassamento della quota di partecipazione della Regione alle spese saniatarie, i governanti siciliani avranno davanti un altro bel ‘regalo’ del governo Monti: la riduzione del fondo sanitario nazionale. Vediamo di provare a capire cosa potrebbe succedere.
Oggi, in Sicilia, la spesa sanitaria si attesta intorno agli 8 miliardi di euro all’anno. Di questi, una parte di tira fuori la Regione (la già citata quota di partecipazione del 49,6 per cento che il governo Lombardo vorrebbe ridotta al 42 e rotti per cento). L’altra parte (il 50,4 per cento circa) la appronta lo Stato attraverso il Fondo sanitario nazionale.
Ebbene, la notizia, decisamente brutta per il governo Lombadro, è che a Roma hanno pensato di ridurre la disponibilità finanziaria del Fondo sanitario nazionale. Di quanto? Le cifre, per ora, sono ballerine. La ‘forbice’, così si dice, dovrebbe variare tra 4 e 10 miliardi di euro. In pratica, dal poco più del 4 a poco più del 10 per cento in meno, considerato che la disponibilità del Fondo sanitario nazionale ammonta a 102-104 miliardi di euro all’anno.
A conti fatti, la Sicilia, anzi il governo regionale, che magari conta di portare a casa qualcosa (con l’abbassamento della quota di partecipazione della Regione alla spese sanitarie il governo ipotizza un risparmio di 450-600 milioni di euro), non solo rischia di beccarsi un “no” alla riduzione della quota di partecipazione, ma deve inoltre mettere nel conto l’ipotesi di un’ulteriore riduzione dei fondi statali ancora da quantificare. Un ‘taglio’ che sarà sicuramente significativo (se Monti dovesse ridurre del 10 per cento lo stanziamento per il Fondo sanitario nazionale, alla Sicilia verrebbero meno 400 milioni di euro circa di entrate).
Il risultato è che, per la l’Assemblea regionale siciliana l’approvazione del bilancio si annuncia come una corsa a ostacoli.

 

 


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A palermo sono convinti che la quota di partecipazione della sicilia alle spese della sanità passerà dal 49,6 per cento circa a al 42 e rotti per cento. Il primo problema è che a roma non lo sanno. Il secondo problema - per la regione retta da raffaele lombardo - è che appena lo sapranno, con molta probabilità, gli diranno “no”. Domani, in ogni caso, si dovrebbe sapere qualcosa in più su quella che, alla fine, potrebbe essere definita una mezza una commedia degli inganni. Domani, a roma, si riunisce infatti la commissione stato-regione siciliana. All’ordine del giorno ci dovrebbero essere i problemi della sanità. Per la sicilia dovrebbe esserci l’assessore regionale alla salute, massimo russo.

A palermo sono convinti che la quota di partecipazione della sicilia alle spese della sanità passerà dal 49,6 per cento circa a al 42 e rotti per cento. Il primo problema è che a roma non lo sanno. Il secondo problema - per la regione retta da raffaele lombardo - è che appena lo sapranno, con molta probabilità, gli diranno “no”. Domani, in ogni caso, si dovrebbe sapere qualcosa in più su quella che, alla fine, potrebbe essere definita una mezza una commedia degli inganni. Domani, a roma, si riunisce infatti la commissione stato-regione siciliana. All’ordine del giorno ci dovrebbero essere i problemi della sanità. Per la sicilia dovrebbe esserci l’assessore regionale alla salute, massimo russo.

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