Rubrica/Il cucchiaio nelle orecchie-Palermo e la neve

La differenza sta nel fatto che non ci sono più estintori. Né pompieri né prosciugatori. Non ci sono più tori. La neve non va via. Non si spegne. Si moltiplica attraverso i sacchetti della spesa che pesano di più perché l’oscentità pesa, i sacchetti di plastica pesano più delle altre plastiche che gonfiano le pance dei sacchetti della spesa. Akiro Kurosawa è irragiungibile, i sacchetti non si alzeranno in volo, non si trasformeranno in otri di nuvole. Arrivato a casa ti accontenterai di una bottiglia di vino che aprirai se non sei troppo affaticato dal peso della spesa, se sarai stato bravo a non rompere il cavatappi respirerai qualche minuto di vino rosso per essere felice qualche minuto come avessi aspirato una rosa. O lo zolfo dal fondo di una botte che paralizza i polmoni e dentro una campana di vetro ti regala una visione ipostatica della morte. Ma dopo, se il tuo colon postperistaltico riprenderà a funzionare, avrai infinito piacere di fare transitare tutto il contenuto di plastiche bianche e variopinte in un unico conato, un altro ultimativo minuto prima del sic et non. Adesso che fanno anche l’amatriciana sotto vuoto spinto quell’ultimo sforzo sarà turbolento, ma oggi c’è la neve a Palermo, la vedi dalla finestra, è proprio la neve di monte Cuccio, quella che ci fa sembrare di essere in Giappone dentro un fotogramma di Akiro, e non uscirai e non incontrerai la vigilessa delle targhe alterne che alternativamente ti appioppa ogni giorno la multa di 166,86 euro, anche se il poliziotto municipale, che da qualche giorno il Comune ha incaricato del servizio di riscossione, busserà lo stesso alla tua porta. Lui battendo i pugni insistentemente sulle provate porte dei suoi concittadini non vedrà mai, neppure per un minuto, la neve della più bella città del mondo, quella che noi abitiamo in cuor nostro, da sognatori kurosavi. (Al Chelsea hotel, racconta Abel Ferrara, in Chelsea on the rocks, c’erà uno che, come molti affittuari, non pagava e ogni busta che riceveva la strappava e la cestinava: e le ingiunzioni di pagamento e gli assegni moltiplicavano le farfalle nella stanza del più bell’hotel del mondo).


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La differenza sta nel fatto che non ci sono più estintori. Né pompieri né prosciugatori. Non ci sono più tori. La neve non va via. Non si spegne. Si moltiplica attraverso i sacchetti della spesa che pesano di più perché l’oscentità pesa, i sacchetti di plastica pesano più delle altre plastiche che gonfiano le pance dei sacchetti della spesa. Akiro kurosawa è irragiungibile, i sacchetti non si alzeranno in volo, non si trasformeranno in otri di nuvole. Arrivato a casa ti accontenterai di una bottiglia di vino che aprirai se non sei troppo affaticato dal peso della spesa, se sarai stato bravo a non rompere il cavatappi respirerai qualche minuto di vino rosso per essere felice qualche minuto come avessi aspirato una rosa. O lo zolfo dal fondo di una botte che paralizza i polmoni e dentro una campana di vetro ti regala una visione ipostatica della morte. Ma dopo, se il tuo colon postperistaltico riprenderà a funzionare, avrai infinito piacere di fare transitare tutto il contenuto di plastiche bianche e variopinte in un unico conato, un altro ultimativo minuto prima del sic et non. Adesso che fanno anche l’amatriciana sotto vuoto spinto quell’ultimo sforzo sarà turbolento, ma oggi c’è la neve a palermo, la vedi dalla finestra, è proprio la neve di monte cuccio, quella che ci fa sembrare di essere in giappone dentro un fotogramma di akiro, e non uscirai e non incontrerai la vigilessa delle targhe alterne che alternativamente ti appioppa ogni giorno la multa di 166,86 euro, anche se il poliziotto municipale, che da qualche giorno il comune ha incaricato del servizio di riscossione, busserà lo stesso alla tua porta. Lui battendo i pugni insistentemente sulle provate porte dei suoi concittadini non vedrà mai, neppure per un minuto, la neve della più bella città del mondo, quella che noi abitiamo in cuor nostro, da sognatori kurosavi. (al chelsea hotel, racconta abel ferrara, in chelsea on the rocks, c’erà uno che, come molti affittuari, non pagava e ogni busta che riceveva la strappava e la cestinava: e le ingiunzioni di pagamento e gli assegni moltiplicavano le farfalle nella stanza del più bell’hotel del mondo).

La differenza sta nel fatto che non ci sono più estintori. Né pompieri né prosciugatori. Non ci sono più tori. La neve non va via. Non si spegne. Si moltiplica attraverso i sacchetti della spesa che pesano di più perché l’oscentità pesa, i sacchetti di plastica pesano più delle altre plastiche che gonfiano le pance dei sacchetti della spesa. Akiro kurosawa è irragiungibile, i sacchetti non si alzeranno in volo, non si trasformeranno in otri di nuvole. Arrivato a casa ti accontenterai di una bottiglia di vino che aprirai se non sei troppo affaticato dal peso della spesa, se sarai stato bravo a non rompere il cavatappi respirerai qualche minuto di vino rosso per essere felice qualche minuto come avessi aspirato una rosa. O lo zolfo dal fondo di una botte che paralizza i polmoni e dentro una campana di vetro ti regala una visione ipostatica della morte. Ma dopo, se il tuo colon postperistaltico riprenderà a funzionare, avrai infinito piacere di fare transitare tutto il contenuto di plastiche bianche e variopinte in un unico conato, un altro ultimativo minuto prima del sic et non. Adesso che fanno anche l’amatriciana sotto vuoto spinto quell’ultimo sforzo sarà turbolento, ma oggi c’è la neve a palermo, la vedi dalla finestra, è proprio la neve di monte cuccio, quella che ci fa sembrare di essere in giappone dentro un fotogramma di akiro, e non uscirai e non incontrerai la vigilessa delle targhe alterne che alternativamente ti appioppa ogni giorno la multa di 166,86 euro, anche se il poliziotto municipale, che da qualche giorno il comune ha incaricato del servizio di riscossione, busserà lo stesso alla tua porta. Lui battendo i pugni insistentemente sulle provate porte dei suoi concittadini non vedrà mai, neppure per un minuto, la neve della più bella città del mondo, quella che noi abitiamo in cuor nostro, da sognatori kurosavi. (al chelsea hotel, racconta abel ferrara, in chelsea on the rocks, c’erà uno che, come molti affittuari, non pagava e ogni busta che riceveva la strappava e la cestinava: e le ingiunzioni di pagamento e gli assegni moltiplicavano le farfalle nella stanza del più bell’hotel del mondo).

La differenza sta nel fatto che non ci sono più estintori. Né pompieri né prosciugatori. Non ci sono più tori. La neve non va via. Non si spegne. Si moltiplica attraverso i sacchetti della spesa che pesano di più perché l’oscentità pesa, i sacchetti di plastica pesano più delle altre plastiche che gonfiano le pance dei sacchetti della spesa. Akiro kurosawa è irragiungibile, i sacchetti non si alzeranno in volo, non si trasformeranno in otri di nuvole. Arrivato a casa ti accontenterai di una bottiglia di vino che aprirai se non sei troppo affaticato dal peso della spesa, se sarai stato bravo a non rompere il cavatappi respirerai qualche minuto di vino rosso per essere felice qualche minuto come avessi aspirato una rosa. O lo zolfo dal fondo di una botte che paralizza i polmoni e dentro una campana di vetro ti regala una visione ipostatica della morte. Ma dopo, se il tuo colon postperistaltico riprenderà a funzionare, avrai infinito piacere di fare transitare tutto il contenuto di plastiche bianche e variopinte in un unico conato, un altro ultimativo minuto prima del sic et non. Adesso che fanno anche l’amatriciana sotto vuoto spinto quell’ultimo sforzo sarà turbolento, ma oggi c’è la neve a palermo, la vedi dalla finestra, è proprio la neve di monte cuccio, quella che ci fa sembrare di essere in giappone dentro un fotogramma di akiro, e non uscirai e non incontrerai la vigilessa delle targhe alterne che alternativamente ti appioppa ogni giorno la multa di 166,86 euro, anche se il poliziotto municipale, che da qualche giorno il comune ha incaricato del servizio di riscossione, busserà lo stesso alla tua porta. Lui battendo i pugni insistentemente sulle provate porte dei suoi concittadini non vedrà mai, neppure per un minuto, la neve della più bella città del mondo, quella che noi abitiamo in cuor nostro, da sognatori kurosavi. (al chelsea hotel, racconta abel ferrara, in chelsea on the rocks, c’erà uno che, come molti affittuari, non pagava e ogni busta che riceveva la strappava e la cestinava: e le ingiunzioni di pagamento e gli assegni moltiplicavano le farfalle nella stanza del più bell’hotel del mondo).

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