Rifiuti, via libera dall’Ue al piano regionale: i termovalorizzatori tra attese e criticità

«Un ulteriore passo avanti per mettere fine alla stagione del conferimento in discarica, gravosa per l’ambiente e onerosa per i cittadini e per i bilanci pubblici». Così Renato Schifani, presidente della Regione Siciliana, riconfermato commissario per il settore, commenta il via libera della Commissione europea al piano regionale di gestione dei rifiuti. Arrivato il 18 marzo, in un iter atteso da anni, presupposto fondamentale per la realizzazione di due termovalorizzatori: uno a Palermo (nell’area di Bellolampo) e uno a Catania (alla zona industriale). Eppure il quadro non è privo di ombre. Tra la Corte dei Conti che, nei mesi precedenti, aveva sollevato pesanti criticità sul piano, che pare scollato proprio dagli obiettivi europei.

Dal cronoprogramma regionale ai nodi rimanenti

    La Regione Siciliana ha fornito un calendario preciso e serrato per la realizzazione dei due termovalorizzatori. Secondo la nota ufficiale, diffusa dopo il via libera dell’Ue, le scadenze prevedono la consegna dei progetti di fattibilità tecnico-economica (il Pfte) entro aprile 2026. Poi la pubblicazione delle gare per la realizzazione entro fine 2026 e l’aggiudicazione e l’avvio lavori entro la primavera 2027. Senza dubbio un cronoprogramma ambizioso, in un percorso non in discesa. Nonostante l’ok di Bruxelles, infatti, rimangono i nodi della Corte dei Conti.

    Il nodo sovradimensionamento

      La Corte ha innanzitutto espresso preoccupazione riguardo alle dimensioni degli impianti. Segnalando un potenziale rischio di soluzioni sovradimensionate. Il sospetto è che i due termovalorizzatori, collegati a varie discariche, siano stati pensati su stime di produzione di rifiuti non allineate con gli obiettivi di massimizzazione del riciclo. In altre parole, se la raccolta differenziata aumenterà – come, d’altronde, previsto e richiesto dalle direttive europee -, potrebbe non esserci abbastanza rifiuto secco residuale da bruciare per alimentare gli impianti. Rendendo, di fatto, inutili le costose infrastrutture.

      L’incoerenza con la gerarchia dei rifiuti Ue

        Il punto forse più delicato riguarda il presunto conflitto con la normativa europea. La Corte dei Conti ha evidenziato che la scelta di puntare su due grandi termovalorizzatori potrebbe violare la gerarchia dei rifiuti europea, che dà priorità assoluta a «prevenzione, riuso e riciclo». Relegando lo smaltimento, compreso l’incenerimento senza recupero energetico, all’ultimo posto. Valorizzazione energetica che dovrebbe essere presente nelle strutture siciliane. Ma che, per la Corte, non esclude compromissioni ambientali, anche minime. Che inciderebbe sulla sostenibilità.

        La controffensiva della Regione siciliana

          Di fronte a questi rilievi, Palazzo d’Orléans ha messo a punto un contro-dossier per difendere la propria strategia. I punti chiave sono, innanzitutto, la conformità tecnologica: con strutture simili alle 350 già in funzione in Europa e le 37 in altre regioni italiane. Sul tema della conformità normativa, invece, i tecnici regionali intendono dimostrare che il percorso segue le indicazioni del Consiglio di Stato e della Commissione Europea. Sottolineando che i due impianti sono destinati alla valorizzazione energetica dei rifiuti residui, ossia solo la parte che non può essere riciclata, in linea con le normative europee. A proposito, invece, del superamento delle discariche, la Regione ribadisce che l’obiettivo è minimizzarne l’uso, riducendo a meno del 10 per cento i rifiuti da destinare.

          I tempi necessari: un’analisi realistica

            La consegna dei progetti ad aprile è un passaggio cruciale. Eventuali ritardi o integrazioni potrebbero far slittare la pubblicazione delle gare. Comunque complesse – forse una finanza di progetto o una concessione – con probabili necessità di tempi più lunghi del previsto. Il principale ostacolo temporale è la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Che, storicamente, in Sicilia richiede anni, non mesi. Specie con le opposizioni locali e le associazioni ambientaliste pronte a ogni mezzo per contestare gli impianti. Con un concreto e alto rischio di ricorsi al Tar e tempi allungati di anni. Senza considerare la questione dei rifiuti speciali da attività industriali, edilizie e sanitarie. In cui rientrano anche le ceneri dei termovalorizzatori. E fanno parte di un piano ancora in fase di perfezionamento all’Ars. Passaggi che indicano una realistica fine dei lavori verso la fine del decennio.


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