Regione, trasferire il personale ai Comuni

Approfittiamo dell’iniziativa promossa dalla Cisl Funzione pubblica Sicilia e ci permettiamo di offrire qualche spunto di riflessione per una Regione siciliana più efficiente, contribuendo così al dibattito sulla sua riforma, nel senso della sua rivalutazione. Innanzi tutto, poniamo la scelta netta di strategia tra ruolo progettuale e d’indirizzo ed amministrazione. E’ nostra ferma opinione che la Regione deve trasferire l’amministrazione alle associazioni o consorzi di Comuni e finanziarne i progetti di crescita e di sviluppo da loro predisposti in armonia con il programma generale che la stessa Regione avrà predisposto; dislocando in sede locale sia il finanziamento per il personale e per la relativa gestione. Questa semplice operazione avrebbe come conseguenza lo snellimento dell’apparato amministrativo che, se mantenuto nell’ordine di oltre 17 mila unità, non consentirà mai e poi mai qualsivoglia efficienza operativa.
Alla Regione siciliana, dovendo svolgere il compito di programmazione e di indirizzo, servono all’incirca un migliaio di dirigenti di qualità e pochissimi operatori subalterni. In questa ipotesi si renderebbe funzionale e prestigioso il ruolo strategico dell’istituto autonomistico, efficiente e funzionale l’apparato gestionale della Regione e, al tempo, stesso, si darebbe corpo e sostanza alla cultura ed alla operatività del concetto di sussidiarietà.
L’apparato ristretto e qualificato della Regione avrebbe il compito di valutare la compatibilità con la programmazione generale dei progetti predisposti dalle associazioni di Comuni, specialmente la loro corrispondenza a due principi econometrici fondamentali: produttività e valore aggiunto, cioè ai due fattori che darebbero vita e corpo al prodotto lordo regionale.
Se si vuole sul serio affrontare la riforma dell’efficienza e della qualificazione dell’istituto regionale alla soglie del suo 65° anno di vita, tutti assieme: governo, assemblea regionale, forze politiche, sociali e culturali dovrebbero impegnarsi a costruire un progetto alto e radicalmente innovativo. Tutto il resto è costituito da schermaglie tese a tutelare o a conservare interessi particolari e privilegi. Non ha più senso tenere in piedi un apparato gestionale che consuma in spesa corrente l’80 per cento delle entrate ordinarie. Questa è senz’altro una realtà fallimentare.

 


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Approfittiamo dell'iniziativa promossa dalla cisl funzione pubblica sicilia e ci permettiamo di offrire qualche spunto di riflessione per una regione siciliana più efficiente, contribuendo così al dibattito sulla sua riforma, nel senso della sua rivalutazione. Innanzi tutto, poniamo la scelta netta di strategia tra ruolo progettuale e d'indirizzo ed amministrazione. E' nostra ferma opinione che la regione deve trasferire l'amministrazione alle associazioni o consorzi di comuni e finanziarne i progetti di crescita e di sviluppo da loro predisposti in armonia con il programma generale che la stessa regione avrà predisposto; dislocando in sede locale sia il finanziamento per il personale e per la relativa gestione. Questa semplice operazione avrebbe come conseguenza lo snellimento dell'apparato amministrativo che, se mantenuto nell'ordine di oltre 17 mila unità, non consentirà mai e poi mai qualsivoglia efficienza operativa.

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