Pronto soccorso ospedale San Marco, Catania

La cronaca risveglia la politica: 45 milioni in arrivo per i pronto soccorso. Ma Volo rischia il posto

Fino a ieri il problema più grande della sanità siciliana sembrava essere quello spinoso, spinosissimo, delle liste d’attesa interminabili per ottenere un esame specialistico. C’è voluto un fatto di cronaca terribile, che tuttavia è stato solo il più discusso di una lunga scia di inciampi e storture, per fare accorgere alla politica locale, di maggioranza e d’opposizione, che la situazione di ospedali e pronto soccorso era ed è prossima al collasso. E così via alle ispezioni, alle incursioni, alle visite più o meno a sorpresa: il Partito democratico organizza tour di deputati e deputate nazionali nei nosocomi palermitani, Davide Faraone che passa un giorno delle sue festività natalizie in un ospedale, il blitz prima dell’assessore ombra alla Salute Iacolino e poi persino del presidente Renato Schifani al Villa Sofia di Palermo, uno sotto Natale, l’altro a inizio anno, a fare scattare l’allarme rosso e ad accendere i riflettori su una problematica che non è certo sorta nell’ultimo mese.

E a pensare persino, nel caso di Schifani, che per la verità le sue rimostranze le aveva presentate eccome, sul fatto che rendere la Sanità siciliana terreno di caccia per nomine politiche e spartizioni di poltrone, anziché scrigno di competenze, forse non è stata una grande idea. E così si corre ai ripari. O si cerca di correre ai ripari con una serie di riunioni interminabili in piazza Ottavio Ziino, sede dell’assessorato. E a palazzo d’Orleans, ovviamente, dove sono stati partoriti tre decreti a firma Giovanna Volo, che sbloccano delle risorse destinate anzitutto alle indennità dei pronto soccorso. E così ecco 14 milioni di euro da impiegare in parte per i medici, in parte per il personale, per cercare di mitigare la condizione di disagio lavorativo nei Ps isolani. 22 milioni, euro più, euro meno, per le prestazioni aggiuntive del personale. E infine nove milioni per il Fondo per la retribuzione delle particolari condizioni di lavoro e il Fondo per la retribuzione degli incarichi. Un totale di circa 45 milioni che seppur non risolutivi, possono dare una mano importante. Nessuna novità di rilievo invece sulle possibilità di accorpamenti, soprattutto sul fronte della Sicilia orientale, ma la situazione si dovrebbe sbloccare a giorni.

Finora l’unica testa a saltare è stata quella di Aroldo Gabriele Rizzo, direttore sanitario del Villa Sofia, dimissionario subito dopo la convocazione e l’incontro con il presidente della Regione, che aveva avviato attività ispettiva sull’ospedale. Ma se da una parte il nuovo Schifani interventista minaccia di fare valere la clausola da lui stesso voluta per il contratto dei manager della sanità, che lega il mantenimento del loro posto di lavoro ai risultati ottenuti, dall’altro potrebbe esserci un’altra vittima illustre del caos che in questi giorni non è più riuscito a rimanere sopito. Il nome è quello di Giovanna Volo, assessora in quota Forza Italia, che dal suo insediamento ha ammantato il proprio operato più di ombre che di luci. In questi anni il nome di Volo è stato quello più chiacchierato ogni volta si sia parlato di un possibile rimpasto di giunta, ma l’assessora è sempre rimasta in sella. La situazione ora è tuttavia più tesa e se da una parte il neanche troppo velato commissariamento dell’operato di Volo con la nomina di Iacolino a dirigente generale del Dipartimento per la Pianificazione Strategica, ha sì rivitalizzato il comparto, dall’altra le criticità restano altissime e forse il sacrificio dell’assessora potrebbe essere utilizzato come segnale di cambio di rotta, come suggerito persino dai sindacati.

«Non è stato varato un piano sanitario adeguato, nonostante le nostre ripetute sollecitazioni – l’opinione di Alfio Mannino, segretario generale della Cgil – non c’è stato un investimento sulla medicina territoriale né un piano per colmare le carenze di organico, superando il precariato e attraverso nuove assunzioni. Ora, di fronte all’evidenza di un sistema allo sbando il governo cerca capri espiatori, operazione che avrebbe un senso solo se la prima mossa fosse la rimozione dell’assessora alla Salute e del dirigente generale della pianificazione strategica. Noi riteniamo che un’assunzione di responsabilità sarebbe ora il presupposto per cercare di avviare un cambiamento».

Intanto gli organici degli ospedali siciliani continuano a essere sottodimensionati, il personale costretto a turnazioni ai limiti del consentito, oltre che dell’umano e la questione delle convenzioni e del rapporto pubblico-privato rimane ancora campo su cui lavorare a lungo. E un altro passo doveroso che attende Schifani sarà quello di interloquire col governo nazionale, ancora una volta, per superare l’impasse legata al tetto di spesa che blocca di fatto qualsiasi investimento ulteriore negli stipendi del personale medico e ospedaliero. Un tetto legato anche alla questione finanziaria della regione e al disavanzo, che pure il governo sta tentando di limare per avere finalmente maggiore libertà nella spesa.


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