Ars, la maggioranza ci ripensa (e ci riprova): il terzo mandato dei sindaci torna in aula

«Solo gli stupidi non cambiano mai idea» diceva James Russell Lowell. Frase che ben si adatta alla situazione attuale della maggioranza all’Ars, costretta a rivedere le proprie posizioni. Soprattutto una. Quella relativo al terzo mandato dei primi cittadini siciliani. Quell’articolo che non è riuscito a trovare i voti necessari per essere approvato durante la frantumazione del ddl Enti locali, testo proviene dalla stesura del disegno di legge 738, con norme ordinamentali della Finanziaria 2025.

La posizione della Lega e i vertici

Una decisione, quella di rimettere in discussione l’articolo, che è arrivata dopo un week-end di fuoco. Con alcune fughe in avanti significative da parte di esponenti della maggioranza. Come quella di Vincenzo Figuccia, deputato questore della Lega all’Ars, che ha dichiarato che «chi continua a opporsi al terzo mandato lo fa per calcolo politico, tentando di eliminare avversari non nelle urne ma attraverso cavilli e letture di comodo». A queste dichiarazioni si sono si aggiunte quella di Salvo Geraci, capogruppo del Carroccio all’Ars che ha invocato subito «una legge regionale per introdurre la possibilità del terzo mandato nei Comuni fino a 15mila abitanti».

Geraci ha sottolineato come l’obiettivo del suo partito sia di far approvare al parlamento siciliano un provvedimento che allinei la nostra Regione al resto d’Italia. Anche Sud chiama Nord ha chiesto, a tal proposito, la convocazione urgente della conferenza dei Capigruppo dichiarando che «rappresenta un atto di responsabilità istituzionale per garantire equità, certezza del diritto e tutela dei diritti politici fondamentali». Per tutta risposta il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, ha convocato per ieri, alle 15, una riunione dei capigruppo al fine di calendarizzare il recepimento diretto della norma sul terzo mandato per i sindaci delle città siciliane fino a 15mila abitanti. Che avverrà, però, solo al termine, di una riunione di Forza Italia convocata per le 14.

Il via libera della conferenza dei capigruppo

Arrivato il via libera dalla conferenza dei capigruppo. Nel corso della riunione è stato stabilito che l’allineamento con l’ordinamento nazionale in materia di terzo mandato consecutivo per i sindaci siciliani avverrà attraverso un disegno di legge apposito. Al termine dell’incontro è stata quindi convocata la Commissione Affari Istituzionali dal presidente Ignazio Abbate per depositare il testo, che verrà votato martedì 10 marzo. Nella stessa giornata il ddl sarà incardinato in aula e sarà dato il via alla discussione generale. La scadenza per la presentazione degli emendamenti è prevista per il giorno seguente, mercoledì 11 marzo alle ore 12. Nel pomeriggio Sala d’Ercole si riunirà per la votazione.

La posizione di Anci Sicilia

Non ha taciuto l’Associazione dei Comuni siciliani che, sventolando la sentenza16/2026 della Corte Costituzionale depositata lo scorso 19 febbraio 2026, chiede al Governo regionale di dare seguito da quanto deciso dalla Suprema Corte. E, per voce di Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, rispettivamente presidente e segretario generale di Anci Sicilia, hanno ribadito che «restrizioni al diritto di elettorato passivo non possono essere introdotte con scelte regionali difformi e prive di specifiche giustificazioni, perché incidono su diritti politici fondamentali e alterano l’equilibrio democratico» e hanno pertanto trasmesso «una richiesta formale al presidente della Regione siciliana e al presidente dell’Assemblea regionale siciliana, affinché si intervenga immediatamente sulla disciplina dei limiti di mandato dei sindaci, adeguandola ai principi dell’ordinamento nazionale».

L’ordinamento vigente, quello da rettificare, è contenuto nell’articolo 3 della legge regionale 7/1992. Che prevede un tetto massimo dei tre mandati consecutivi nei Comuni sotto i 5mila abitanti e il limite dei due mandati nei Comuni con popolazione compresa tra i 5mila e i 15mila abitanti.

Tempi stretti

I tempi sono stretti. Anche perché, in primavera, saranno chiamati al voto oltre 60 Comuni siciliani. Alcuni di questi sono direttamente chiamati in causa e, qualora tutto dovesse risolversi in Aula, le novità potrebbero riguardare circa un sesto dei primi cittadini uscenti, il cui futuro resta, ancora oggi, in bilico in attesa di una nuova risposta da parte dell’Ars. Anche perché i sindaci siciliani dei Comuni interessati hanno già minacciato di ricandidarsi a prescindere, trascinando la regione in tribunale.


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