Priolo, sussidi economici in cambio di voti Anche per le Regionali. Indagato il sindaco

Avrebbero elargito sussidi con l’obiettivo di accaparrarsi il voto. È questa una delle accuse che la Procura di Siracusa ha rivolto a 19 persone, tra cui il sindaco di Priolo, Antonello Rizza, il presidente del Consiglio comunale in carica, Beniamino Scarinci, un ex assessore alle Politiche sociali, cinque dirigenti comunali, tre imprenditori, un consulente e un ex segretario comunale, tutti raggiunti da altrettanti avvisi di conclusione delle indagini.

L’inchiesta – denominata Qualunquemente e iniziata a settembre 2012, dopo una presunta concussione ai danni di un funzionario del Consorzio universitario Megara Ibleo – ha fatto luce su un sistema di potere basato sul voto di scambio. Nello specifico, secondo i magistrati, gli indagati avrebbero distribuito sussidi economici a soggetti che, pur non possedendo i requisiti previsti dalla legge, beneficiavano di tale generosità promettendo di restituire il favore all’interno delle urne elettorali.

Le elezioni interessate dal voto di scambio sarebbero le regionali del 2012 e alle amministrative dell’anno successivo, da cui uscì vincitore Rizza, sostenuto al ballottaggio, tra gli altri, da Pdl Udc. I capi di accusa riguardano, inoltre, anche i reati di concussione, concussione elettorale, abuso d’ufficio, falso ideologico e materiale, truffa aggravata e violenza privata.

«L’indagine ha svelato plurimi fatti concussivi, illeciti di altro genere nella gestione degli appalti, nonché un complesso – spiega il capo della Procura di Siracusa, Francesco Paolo Giordano – sistema di scambio tra elargizioni di contributi sociali e promesse di assunzioni da un lato e richiesta del voto dall’altro, tanto da aver portato alla configurazione di una organizzazione a delinquere complessa ed efficiente, finalizzata a consentire la sistematica commissione di condotte delittuose quali il voto di scambio ed l’abuso d’ufficio». A finire sotto la lente degli inquirenti è anche l’edizione 2013 del carnevale: in quell’occasione, infatti, secondo i magistrati i vertici politici del Comune di Priolo avrebbero fatto in modo di procurare un ingiusto profitto – pari a circa 20mila euro – agli organizzatori della manifestazione, tramite il sistema delle fatture gonfiate


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