Palermo, Dario Mirri delinea un orizzonte roseo «C’è tranquillità, mai una cassa così capiente»

Tregua armata. L’assemblea di tutti i soci del 9 giugno, alla quale in rappresentanza dell’azionariato popolare ha preso parte anche l’associazione Amici Rosanero rappresentata dal professore Carlo Amenta, non è servita a cancellare le crepe che si sono formate nel rapporto tra l’ormai ex vicepresidente Tony Di Piazza e i soci di maggioranza. Per il bene del Palermo e in funzione dello sviluppo di un piano strategico importante per la prossima stagione, tuttavia, le parti (almeno per il momento) hanno deciso di mantenere lo status quo (Dario Mirri azionista di maggioranza con il 60 per cento delle quote, Di Piazza socio di minoranza con il 40 per cento) e di proseguire senza stravolgimenti il percorso delineato insieme la scorsa estate. Nonostante le incomprensioni e una serie di conflittualità riconducibili a varie tematiche tra cui quella della gestione della comunicazione e del rapporto con i media, le due anime del Palermo hanno capito che sotterrare l’ascia di guerra (l’imprenditore italo-americano avrebbe manifestato la disponibilità, respinta da Mirri, a ritirare le dimissioni da vicepresidente) e remare tutti nella stessa direzione rappresentano due condizioni necessarie per il consolidamento della base su cui impostare un progetto vincente.

Restano, in ogni caso, diversi angoli da smussare: «Il Palermo e il calcio non sono un gioco – ha sottolineato il presidente rosanero allo stadio Renzo Barbera affiancato in sala stampa dal sindaco Leoluca Orlando che ha sottolineato la bontà dell’operato della società e ribadito la propria gratitudine alla tifoseria, definita di serie A, per la sobrietà con la quale ha festeggiato la promozione in C – è un pezzo importante dell’economia e del cuore della gente. Di Piazza è un socio, non è un amministratore. Comunque si prosegue insieme e sono sicuro che Tony, persona perbene, rispetterà gli impegni presi e farà il suo versamento». Mirri, proiettato per indole verso il futuro («Dobbiamo guardare avanti senza voltarci indietro e senza pensare a errori anche a proposito di un eventuale peccato originario relativo alle porte aperte a Di Piazza»), dispensa pillole di ottimismo in merito allo stato di salute del club targato Hera Hora: «Le prospettive sono più che rosee e di grande tranquillità. La società ha già i soldi per gestire la prossima stagione, non abbiamo mai avuto una cassa così capiente. Il budget per il prossimo anno sarà di 10 milioni, 4 di ricavi e 6 versati dagli azionisti».

Tra i temi affrontati dall’imprenditore palermitano anche quello relativo alle nuove maglie («Lo sponsor tecnico ha già individuato le tre casacche per la prossima stagione, la terza sarà speciale e legata al 120esimo anniversario della nascita del club»), allo stadio, a proposito del quale il titolare della Damir confida nella pubblicazione da parte del Comune della procedura per la concessione del diritto di superficie, e al centro sportivo. «In questo caso sono molto ottimista. Avevamo individuato dei terreni in città ma non è stato possibile realizzarli e dunque andremo in provincia («Non sono invidioso – ha dichiarato Orlando su questo argomento – meglio farlo piuttosto che dire ‘a Palermo o niente’»). Le opzioni sono Monreale, Torretta e Carini. Siamo avanti in tal senso e stiamo lavorando anche preventivamente per le autorizzazioni». Con il passaggio in C è chiaro che la SSD Palermo (Società Sportiva Dilettantistica Palermo) dovrà cambiare denominazione: «Il punto è all’ordine del giorno anche perché domani arriverà il telegramma che certificherà la promozione. Al momento posso dire che ci sono ancora dei passaggi da fare anche in termini di registrazioni».


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