L’omicidio stradale di Chiara Adorno: il giudice rifiuta la nuova perizia per i due imputati. I dubbi dalla velocità all’uso del cellulare

Un rito abbreviato condizionato a una nuova perizia tecnica, redatta da uno specialista non siciliano. Una eventualità che non ha convinto il giudice Stefano Montoneri, che ha rigettato le richieste dei difensori. Si è aperto così il processo in udienza preliminare per l’omicidio stradale di Chiara Adorno, la studentessa 18enne di Solarino, in provincia di Siracusa, che venne investita e uccisa, la sera del 7 novembre 2023, mentre attraversava sulle strisce pedonali, insieme al fidanzato, la circonvallazione di Catania. Per questa vicenda sono imputati, con l’accusa di omicidio stradale, Carmelo Ingarao e Salvatore Di Mauro, entrambi presenti questa mattina al piano terra del palazzo di giustizia di piazza Giovanni Verga. Ingarao, difeso dall’avvocato Pierluigi Papania, quella sera era in sella a uno scooter Honda Sh e fu il primo a travolgere la 18enne. Successivamente sopraggiunse la macchina guidata da Di Mauro che arrotò Adorno.

Secondo la perizia tecnica del pubblico ministero, lo scooter procedeva a poco più di 70 chilometri orari. Ben oltre i 25 chilometri orari indicati, invece, nella relazione della difesa. Una discrepanza notevole, secondo il difensore di Ingarao, tanto da chiedere oggi in aula una nuova perizia «terza e predisposta da un tecnico proveniente da fuori regione», così da chiarire la velocità al momento dell’impatto con il mezzo a due ruote. Durante l’intervento, Papania ha anche sottolineato come nella consulenza medica si faccia riferimento all’assenza di tracce ematiche sullo scooter. Calcolo della velocità e orari di accesso su WhatsApp erano i punti da chiarire ulteriormente anche per l’avvocato Domenico Maravigna. Nel caso di Di Mauro, che era alla guida di una macchina, la velocità indicata nella consulenza del pubblico ministero è di circa 85 chilometri orari. A questo si aggiunge, secondo l’accusa, la distrazione causata dall’utilizzo dello smartphone e dell’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp.

Ad entrambe le richieste si è opposto il pubblico ministero Fabio Salvatore Platania. Stessa linea dei legali che assistono i genitori e la sorella della vittima: gli avvocati Giovanni Grasso, Francesca Ronsisvalle e Sandro Del Popolo. Nuove perizie e l’audizione dei tecnici che si sono occupati di quelle già esistenti sono state indicati come «incompatibili con la necessità di speditezza che impone il rito abbreviato», ha sottolineato in aula l’avvocato Grasso. I legali hanno chiesto inoltre che vengano citate come responsabili civili le due assicurazioni degli imputati. La prossima udienza si terrà a marzo.


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