Poco più di 10mila giorni, circa 28 anni. È il tempo trascorso a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, per ottenere l’ultima parte dei fondi per la frana del 1997. Un particolare reso noto nei giorni scorsi dal sindaco Massimiliano Conti, dimostrabile carte alla mano: un documento del 19 dicembre 2025, con cui la Protezione civile […]
Niscemi, arrivati solo un mese fa i fondi per la frana del 1997: serviva «abbattere 96 immobili»
Poco più di 10mila giorni, circa 28 anni. È il tempo trascorso a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, per ottenere l’ultima parte dei fondi per la frana del 1997. Un particolare reso noto nei giorni scorsi dal sindaco Massimiliano Conti, dimostrabile carte alla mano: un documento del 19 dicembre 2025, con cui la Protezione civile regionale impegna 4 milioni di euro per «fronteggiare le situazioni di emergenza conseguenti ai fenomeni di dissesto idrogeologico nel Comune di Niscemi» del 12 ottobre del 1997. Fondi in ritardo di quasi trent’anni, tristemente precursori della doppia frana di gennaio, con un intero costone crollato e circa 1500 abitanti di Niscemi sfollati.
Le tre fasi dell’emergenza per la frana del 1997
Ventotto anni per ottenere i fondi della seconda e terza fase e completare un piano di interventi che prevedeva la completa demolizione e delocalizzazione degli immobili. In quella che, all’epoca, era identificata come fascia gialla. Una striscia di terra studiata dopo la frana del 1997 che, per essere resa sicura, necessitava dell’abbattimento totale di 96 immobili. L’operazione, suddivisa appunto in tre fasi, per un importo complessivo di sei milioni di euro, era stata però completata solo per un terzo. Come emerge nel documento firmato dal dirigente generale Salvatore Cocina.
Appena un mese dopo il via libera per quel finanziamento, iniziano otto giorni al cardiopalma per la popolazione di Niscemi: dal 16 al 25 gennaio 2026. A fronte della prima frana, quella del 16 gennaio, il sindaco Conti firma nove ordinanze consecutive: disponendo lo sgombero di alcune case e la chiusura di una strada e delle scuole per l’allarme maltempo. Quel ciclone Harry che, il 20 e il 21 gennaio, ha colpito soprattutto la costa orientale della Sicilia. Il 25 gennaio cede il costone della collina: a venire giù è una massa di terra superiore a quella del disastro del Vajont.
L’inchiesta della procura di Gela
Giorno dopo giorno la situazione della frana continua a preoccupare. La procura di Gela, intanto, guidata dal procuratore Salvatore Vella, sta ricostruendo quanto avvenuto in questi anni, indagando cosa è stato fatto – e come – dal 1997 a oggi. La sensazione è che quanto avvenuto a Niscemi non dipenda solo dalla natura. Da accertare ci sono anche eventuali responsabilità a livello istituzionale, dal Comune alla Regione. Uno scenario sul quale il ministro della Protezione civile ed ex presidente della Regione Nello Musumeci ha gettato benzina sul fuoco. Attaccando i sindaci di Niscemi, indicati come coloro secondo i quali «la frana del 1997 non presentava più alcun problema». Musumeci ha pure parlato di «una sciagura annunciata. Che quel terreno fosse franoso – ha detto – lo sapevano anche i bambini». E a quanto pare lo sapeva pure lui, in quanto ex presidente della Regione.
Ordinanze e documenti: decenni di segnalazioni
Gli archivi, d’altronde, sono pieni di documenti che attestano come a Niscemi la situazione fosse molto pericolosa. Dopo la frana del 1997, la Protezione civile ha emanato ben 17 ordinanze. Una di queste, datata 2008, trasferisce le disponibilità finanziarie alla Regione per «il completamento delle attività ancora in corso nel territorio di Niscemi, in relazione all’aggravamento della situazione di rischio di uno dei versanti su cui insiste il centro abitato». Nel 2022 viene aggiornato il Piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico: 12 pagine, in cui compare anche il nome dell’ex presidente Musumeci, con varie criticità segnalate dall’amministrazione locale. Anche per altre frane, come quelle del 2019. Nel 2021 si svolge pure un sopraluogo e, nero su bianco, si indica come la frana fosse ancora attiva. Anzi, in alcuni casi, peggiorata. Alzando così il livello di rischio. Solo alcuni dei documenti adesso al vaglio dei magistrati.