Più grande del Vajont e ancora in movimento: Niscemi davanti a una frana senza precedenti

La frana che minaccia Niscemi non è un fenomeno statico né circoscritto. È un fronte ancora in movimento, che continua a modificare il perimetro della sicurezza e a riscrivere, giorno dopo giorno, la geografia della città. A chiarirlo è il capo del dipartimento nazionale della Protezione civile, Fabio Ciciliano, intervenuto a Start su Sky TG24. «La frana è ancora attiva ed è proprio per questo che la fascia di rispetto dei 150 metri arretra verso il centro cittadino, a mano a mano che il fronte continua a cadere», ha spiegato Ciciliano, sottolineando come si tratti di una misura precauzionale che viene aggiornata ogni volta che il coronamento della frana entra in area urbana.

Il numero esatto dei cittadini evacuati

Un arretramento che ha già avuto conseguenze pesantissime sulla popolazione. All’interno della fascia di rispetto sono stati evacuati 1.276 cittadini, pari a circa 500 nuclei familiari, costretti ad abbandonare le proprie abitazioni. «Queste persone, ovviamente in maniera precauzionale, sono state allontanate – ha detto Ciciliano – e tra loro ci sono cittadini che non potranno mai più tornare nelle proprie case». Alcuni edifici, ha chiarito il capo della Protezione civile, non solo non potranno essere nuovamente abitati, ma dovranno essere demoliti, sempre che l’avanzata della frana non li distrugga prima. Da qui la necessità di affrontare fin da subito il tema più delicato: la ricollocazione degli sfollati.

«È già necessario pensare a una nuova localizzazione di questi cittadini – ha proseguito – e una delle cose più importanti è farlo in maniera partecipata. La forzatura nell’identificazione di una zona non va bene: è necessario che i cittadini partecipino in maniera attiva alla costruzione di una nuova identità della città».

La frana a Niscemi? «Peggio del Vajont»

Le dimensioni del fenomeno aiutano a comprendere la portata dell’emergenza. Ciciliano ha fornito un dato che da solo restituisce la scala del disastro: «Parliamo di un movimento franoso di circa 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il Vajont nel 1963 ne movimentò 263 milioni. Siamo quasi a una volta e mezza quella quantità». Numeri che impongono anche una riflessione sulle scelte del passato. «Tecnicamente, quando si costruisce in una zona fragile, al netto delle autorizzazioni amministrative, è evidente che si è in un punto di assoluta gravità – ha osservato –. Forse nel corso dei decenni era necessario evitare di costruire sul fronte di frana. Questo è chiaro e limpido».

Un’impressione confermata anche dalle immagini viste dall’alto. «Avvicinandoci in elicottero si è vista una lingua di terreno che ha ceduto – ha raccontato –. La presidente del Consiglio mi ha detto che le immagini in tv non rendono il senso di quanto sia imponente il fenomeno». Sul fronte della gestione dell’emergenza, la priorità resta l’assistenza agli sfollati, tra contributi economici e soluzioni abitative alternative. Più cauta, invece, la Protezione civile sulla stima dei danni. «La quantificazione a evento in corso è inevitabilmente approssimativa – ha spiegato Ciciliano –. Non vince chi fa prima a dare un numero, ma chi è preciso e ha capacità di spesa. Non è la quantità di soldi stanziati la parte più importante, ma la possibilità concreta di spenderli».

Infine, un messaggio rassicurante per chi vive fuori dalla zona rossa. «Assolutamente no, non devono lasciare le loro case – ha chiarito –. Il centro di Niscemi è in zona sicura. In queste ore stiamo lavorando al ripristino della distribuzione del gas, interrotta per motivi di sicurezza».


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