Motta, i No discarica incontrano la prefetta Ancora dubbi su chiusura e termovalorizzatori

Un colloquio durato oltre due ore. Un dibattito a tratti duro, che ha toccato temi come la
gestione prefettizia e la realizzazione dei sei inceneritori in Sicilia, ma che non ha prodotto i risultati sperati dai referenti dei cittadini. Ieri quattro rappresentanti dei comitati No Discarica di Motta Sant’Anastasia e Misterbianco hanno incontrato la prefetta Maria Guia Federico. Il tavolo è stato chiesto proprio dai comitati, al termine del presidio – organizzato tra sabato 10 e domenica 11 ottobre – nel corso del quale è stata ribadita la richiesta di chiusura dell’impianto di contrada Valanghe d’inverno.

Al centro della conversazione i dubbi che da anni circondano la gestione delle discariche
Oikos di proprietà della famiglia Proto nel territorio di Motta. Il commissariamento è scattato nel dicembre 2014, pochi mesi dopo l’avvio dell’inchiesta della procura di Palermo Terra mia, a seguito della quale l’amministratore Domenico Proto è stato arrestato. Ma nonostante la regione abbia ritirato le autorizzazioni allo sbancamento, l’impianto in contrada Valanghe d’inverno continua a essere una delle mete principali per i rifiuti provenienti da tutta la Sicilia. Attualmente sono un centinaio i Comuni che sversano nelle vasche della Oikos. 

Secondo i dati forniti dalla prefetta, i bilanci dell’azienda sarebbero tornati in attivo da quando la gestione è passata allo Stato. Nel 2014 sarebbero stati chiusi con un saldo negativo di qualche centinaio di migliaia di euro; nel corso di quest’anno, invece, sarebbero stati prodotti utili per circa sette milioni di euro, soldi che dovrebbero essere raccolti in un fondo statale da investire per le comunità locali. Sarebbero state versate anche le somme dovute a titolo di risarcimento ambientale ai Comuni di Motta e Misterbianco. Sarebbero stati infine accantonati ulteriori due milioni di euro previsti per la futura bonifica della struttura. La prefettura, però, avrebbe dovuto restituire ai Proto 40 milioni di euro perché relativi alla gestione dell’impianto confinante, quello ormai saturo di contrada Tiritì, che non rientra nel lavoro degli inquirenti palermitani.

La prefetta ha dunque voluto sgomberare il campo dai dubbi sull’efficacia dell’azione dei commissari Carlo Gualdi, Maurizio Cassarino e Riccardo Tentipiù volte criticati dai comitati. Restano tutte le altre incertezze, a cominciare da quelle sulla possibile chiusura della discarica. Secondo Maria Guia Federico l’unico ente che potrebbe intervenire è la Regione. Oppure, attraverso nuove indagini, la magistratura. Ma il timore dei rappresentanti dei cittadini, non confermato né smentito, è che la fase di stallo possa durare a lungo. 

I dubbi si fanno sempre più pesanti se lo scenario che si prospetta è quello della realizzazione di uno dei sei
termovalorizzatori dell’Isola. Secondo gli esperti consultati dai comitati, per la costruzione di un impianto i tempi di attesa sono di circa cinque, sei anni. Un periodo durante il quale la struttura nel Catanese dovrà continuare ad accogliere i rifiuti provenienti da tutte le province isolane. «Stanno sacrificando due comunità per non farne cadere in emergenza sanitaria un altro centinaio», concludono con amarezza i componenti dei comitati.


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