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Cosa c’entra un clan di Cosa nostra nell’arresto per corruzione del presidente della Liguria

Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione nell’ambito di una inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Genova e della guardia di finanza. Domiciliari anche per il capo di gabinetto e braccio destro di Toti, Matteo Cozzani. Per lui l’accusa è di corruzione elettorale, aggravata dall’avere agevolato l’attività di Cosa Nostra.

In particolare, secondo l’accusa, avrebbe agevolato il clan Cammarata del mandamento di Riesi (in provincia di Caltanissetta) con proiezione nella città di Genova. La promessa di posti di lavoro e appartamenti di edilizia residenziale migliori in cambio dei voti degli elettori appartenenti alla comunità di Riesi a Genova. Stando a quanto emerso dalle indagini sarebbero almeno 400 le preferenze verso la lista Cambiamo con Toti Presidente e verso l’indagato Stefano Anzalone e alcuni altri candidati della lista non sottoposti a indagini. Queste le accuse di corruzione elettorale aggravata dall’avere agevolato Cosa nostra per il capo di gabinetto e coordinatore regionale della campagna elettorale per la lista Cambiamo con Toti Presidente Matteo Cozzani.


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