Migranti, lettera delle associazioni alla prefetta «Gli Hotspot producono solo clandestinità»

«L’attuale sistema di accoglienza crea solo clandestinità». Sono tredici le associazioni palermitane attive nel campo dei diritti civili che hanno voluto prendere posizione sulla questione degli Hotspot scrivendo una lettera alla prefetta di Palermo, Antonella De Miro, per denunciare una mancanza nel sistema accoglienza attualmente in atto che riguarda i richiedenti asilo. «Sarà al corrente della lentezza con cui la questura di Palermo espleta le pratiche – si legge nel documento – dando appuntamento ai richiedenti per la compilazione del modello C3 anche a mesi di distanza dalla manifestazione della loro volontà di chiedere protezione».

«Tale situazione – continua la missiva – sta comportando la presenza in città di decine e decine di richiedenti asilo che rimangono sospesi in un limbo giuridico che di fatto li taglia fuori dal sistema di accoglienza. Ciò avviene nonostante il decreto legge 142 che sancisce che dal momento dal momento della manifestazione della volontà di richiedere protezione il richiedente ha accesso alle misure d’accoglienza. Tale accesso però dipende dall’intervento della Prefettura a seguito della formalizzazione della richiesta di asilo. Ed è qui che il sistema pare essersi inceppato»

Nel 2016 gli stranieri rintracciati in posizione irregolare in Italia sono stati 5.254, quasi il doppio di quelli registrati nello stesso periodo del 2015 (3.666 persone), quando le nuove strutture di identificazione, non esistevano. Attualmente è la Sicilia ad ospitare tutti gli Hotspot attivi in Italia, a Lampedusa, Trapani e Pozzallo. «I numeri parlano chiaro – dice il vicepresidente della Commissione Esteri della Camera Erasmo Palazzotto – e ci dicono di migliaia di migranti identificati sommariamente a cui viene dato un foglio di via e abbandonati presso le stazioni ferroviarie senza denaro e senza altra possibilità che quella di diventare clandestini. Il sistema pensato dall’Europa non regge più, non è in grado di fornire risposte ad un evento epocale come quello migratorio e scarica i propri fallimenti sulla pelle di chi fugge da fame,miseria e guerra».

La lettera si conclude chiedendo un incontro urgente col prefetto per poterle meglio spiegare la situazione particolarmente drammatica dei richiedenti asilo, ma alla missiva, inviata il 14 febbraio non è seguita ancora nessuna risposta.


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