Foto pagina Facebook Gianfranco Miccichè

Miccichè punge Schifani e Lagalla e punta a ridefinire gli assetti nel centrodestra

Più che un’intervista celebrativa, un messaggio politico chiaro. Nel giorno del suo compleanno, Gianfranco Miccichè torna a parlare. E lo fa con toni che segnano una distanza netta dagli attuali equilibri del centrodestra siciliano. Nell’intervista rilasciata a PalermoToday, l’ex presidente dell’Ars intreccia riflessioni personali e affondi politici, mettendo nel mirino la leadership regionale.

Il giudizio su Schifani e Lagalla

Il passaggio più significativo riguarda il giudizio su Renato Schifani e Roberto Lagalla: secondo Miccichè, entrambi starebbero facendo «di tutto per non essere più voluti». Una frase che va oltre la polemica contingente e assume il valore di una vera e propria messa in discussione del consenso dell’attuale classe dirigente. Miccichè accenna anche alla possibilità di lasciare la politica, ma lo fa con una consapevolezza quasi disincantata: chi ha vissuto la politica per decenni difficilmente riesce ad abbandonarla davvero. Più che un passo indietro, sembra una riflessione sul tempo che passa, senza però rinunciare al ruolo pubblico. Il sottotesto è evidente: la politica resta una dimensione centrale, quasi inevitabile. E la sua voce, infatti, continua a pesare nel dibattito regionale.

La frattura nel centrodestra

Le parole dell’ex coordinatore di Forza Italia in Sicilia si inseriscono in un quadro già segnato da tensioni. Dopo l’uscita dal partito e il lancio del progetto Grande Sicilia, Miccichè appare sempre più impegnato in una operazione di ridefinizione dell’area moderata. Le critiche a Schifani e Lagalla non sono isolate, ma si collocano dentro una strategia più ampia. Quella di delegittimare la gestione attuale, intercettare il malcontento e, soprattutto, costruire uno spazio politico alternativo. In questo senso, l’intervista assume il valore di un segnale rivolto tanto agli alleati quanto agli elettori.

La politica come identità

Un altro elemento centrale è la visione della politica come vocazione. Miccichè la descrive come qualcosa che «entra nelle vene», marcando una distanza dalla politica intesa come incarico temporaneo o tecnico. Al di là delle dichiarazioni, il punto politico resta uno: Miccichè non si sta ritirando, ma sta ridefinendo il proprio ruolo. Le sue parole lasciano intravedere una partita ancora aperta dentro il centrodestra siciliano, con possibili ripercussioni sulle future competizioni elettorali. Un modo per rientrare nel dibattito da protagonista e segnalare che gli equilibri attuali, in Sicilia, sono tutt’altro che consolidati.


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