Matteo Renzi vuole abolire le pensioni di reversibilità?

LA DOMANDA E’ LEGITTIMA DOPO LE DICHIARAZIONI RILASCIATE DAL SINDACO DI FIRENZE ALLA TRASMISSIONE “SERVIZIO PUBBLICO” DI MICHELE SANTORO. ORMAI NEL MIRINO SONO I PENSIONATI DA 500 EURO AL MESE. CHE POI, GUARDA CASO, SONO GLI STESSI CHE LA SANITA’ PUBBLICA ASSISTE SEMPRE MENO…

Matteo Renzi vuole abolire le pensioni di reversibilità? La domanda è legittima, dopo la partecipazione del Sindaco di Firenze e candidato alla guida del PD, alla trasmissione di Michele Santoro, Servizio pubblico.

In tanti, in questi giorni, si interrogano sule reali intenzioni di Renzi. Già a massacrare i redditi bassi con tasse di tutti i tipi (a cominciare da quelle occulte: per esempio, i diritti che si pagano nei Tribunali ormai sono ai massimi livelli: di fatto, la difesa, in Italia, sta diventando una prerogativa di chi ha i soldi) hanno pensato prima il Governo Monti e, adesso, il Governo Letta-Alfano.

Ora Renzi lascia intendere che ad essere colpite potrebbero essere le pensioni di reversibilità.

“La reversibilità in Italia è di circa il 30-40% in più del resto d’Europa. Non abbiamo presentato proposte ma ci stiamo lavorando. Ci sono margini per ridurre qualcosa, certo non le pensioni basse”, ha spiegato Yoram Gutgeld, esperto in materia di economia di Renzi.

Di scena sono le pensioni basse. Nel bilancio dell’Inps – leggiamo su Blitz quotidiano – la spesa per pensioni ai superstiti (questo è il termine tecnico della reversibilità) è di 28 miliardi per 3,8 milioni di pensioni erogate. Importo medio: 565 euro”.

Va notato che l’attacco alle pensioni basse fa il paio con l’assistenza sempre più scarsa che oggi gli ospedali pubblici forniscono agli italiani e, di conseguenza, anche agli anziani. 

Ormai, è inutile girarci attorno, un anziano che mette piede in un ospedale pubblico italiano viene ‘pesato’ non dai medici – che eseguono direttive e comunque cercano di fare il possibile – ma dall’apparato ‘manageriale’ che tratta i malati come fatti economici e aziendali.

Se l’anziano ha i soldi si cura per i fatti propri presso i privati. Se l’anziano è un pensionato da 500-1000 euro al mese – peggio, ovviamente, se è ancora più povero – e non ha ‘raccomandazioni’ le strutture pubbliche sembra abbiano l’ordine di non ‘esagerare’. 

Ovviamente, questo non verrà mai detto. Ma tutto lascia supporre che sia così. Del resto, i soldi alla sanità pubblica si riducono (tranne per gli ‘amici’ e per gli ‘amici degli amici’, come avviene in Sicilia). Dunque, meglio curare i più giovani che gli anziani.

Spiace scriverlo, ma mettendo assieme una sanità pubblica sempre più carente e il progetto di smantellamento delle pensioni di reversibilità si arriva a un’ipotesi un po’ nazista.

Del resto, non è “l’Europa” che ci chiede di mettere “i conti a posto”? Cosa sono il Fiscal Compact e il Two Pack? 

Non è sempre l’Europa che ha tolto ai greci, perché troppo indebitati, i medicinali per le cure contro certe forme di cancro?

Prima è toccato alla Grecia. Ora tocca al nostro Paese. Cominciando con l’eliminare le pensioni di reversibilità. Il ‘resto’ sarà quasi ‘automatico’… 

 

Ragionandoci, l’attacco che si intende portare alle pensioni di reversibilità fa il paio con la sanità pubblica sempre più carente riservata agli anziani.

Chi sono, infatti, i percettori delle pensioni di reversibilità? Sono uomini e donne che hanno perso il coniuge.

“In Italia – come scrive Il Fatto quotidiano – ci sono milioni di pensionati di questo tipo, in prevalenza donne, una vita di casalinghe alle spalle. La pensione ai superstiti (reversibilità) spetta ai familiari del defunto: coniuge, figli minori e fino al compimento degli studi, fratelli, nipoti e genitori purché a carico”.

 


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