Marco Falcone: “Crocetta batta i pugni a Roma per evitare il saccheggio della Sicilia”

I CONTI NON TORNANO E LA REGIONE RISCHIA DI PAGARE LO SCOTTO DEI TROPPI TAGLI EFFETTUATI DAL GOVERNO NAZIONALE

Dopo l’allarme liquidità lanciato dalla Corte dei Conti vacilla sempre più la credibilità politica del Governo del presidente Rosario Crocetta.

I magistrati contabili hanno evidenziato il grave rischio di liquidità per il quest’anno.  Sulla vicenda interviene il capogruppo di Forza Italia all’Ars, Marco Falcone, che è anche componente della commissione Bilancio e Finanza.

“Dalle relazioni dei vertici della Corte dei Conti sulla finanza regionale, sulla spesa sanitaria, sugli enti locali e sulle partecipate regionali – dichiara Falcone – emerge con evidenza la difficoltà del momento che vive la Regione siciliana”

“Purtroppo, rispetto ai vari annunci del Governo servirebbero azioni concrete – aggiunge Falcone – per mettere in sicurezza i conti della Regione, partendo dalle società partecipate che rappresentano ancora un buco nero, soprattutto quelle in liquidazione che comportano il 45 per cento delle perdite complessive”.

Il capogruppo di Forza Italia sottolinea anche la necessità di “ristrutturare un spesa non più sostenibile con i fondi correnti”.

“Il presidente Crocetta – conclude Falcone – si faccia sentire battendo i pugni a Roma non per rivendicare questue, ma per evitare che la Sicilia sia ulteriormente massacrata da provvedimenti nazionali ingiusti come il decreto legge n.66 pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana n. 95 del 24 aprile 2014 (decreto del presidente del Consiglio Matteo Renzi) che sottraggono sempre più risorse ad una terra divenuta ormai zona di conquista”.

Si tratta del provvedimento con il quale il Governo nazionale ha finanziato la storia degli 80 euro in busta paga. Iniziativa disposta dal Governo Renzi, ma messa sul conto della regione siciliana: 200 milioni di euro e forse più che lo Stato si prenderà direttamente dalle entrate della Regione.

Una follia elettorale del Governo Renzi che il Governo Crocetta avrebbe dovuto contestare. Ma che l’attuale governatore non ha contestato. Accettando, di fatto, un altro prelievo dalle già stremate ‘casse’ della Regione.

 


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