foto di ente Parco delle Madonie su Facebook

Le Madonie come patria dei nomadi digitali: «Progetti globali senza rinunciare alla comunità»

Dal 4 al 6 settembre Castelbuono (in provincia di Palermo) ospiterà Madonie Nomad Residency, il festival dei nomadi digitali. Professionisti di tutto il mondo si ritroveranno per parlare di spopolamento delle aree interne, tornanza, innovazione, smartworking e sviluppo territoriale. Un evento che segna il punto di inizio di un percorso che prenderà forma nel Parco delle Madonie con le successive due settimane di accoglienza per chi lavora da remoto.

Il progetto Madonie Nomad Residency

«Non è vero che i nomadi digitali scelgono di vivere ovunque. Non sono yeti che vanno dove non c’è nulla. Sono attratti da territori come le Madonie, dove poter riscoprire un rapporto con la natura e con un senso di comunità. Ma hanno bisogno di servizi, ed è da questo che siamo partiti», spiega a MeridioNews Tony Cirnigliaro. Referente di Empeeria, realtà nata nel 2019 e specializzata nel turismo esperienziale che è parte del progetto Madonie Nomad Residency. Promosso dalla So.Svi.Ma (l’agenzia di sviluppo delle Madonie) nella qualità di soggetto responsabile del patto territoriale delle Madonie (con il Comune di Collesano ente capofila) e patrocinano dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, dalla Regione Siciliana, dall’Enit (l’agenzia nazionale del turismo) e dalla rete dei borghi più belli d’Italia in Sicilia.

Castelbuono hub di innovazione internazionale

«L’obiettivo è creare un ponte fra le nuove frontiere del lavoro da remoto e il potenziale inesplorato delle aree interne siciliane», spiega Cirnigliaro. Crollo demografico, fuga dei giovani verso grandi città e mancanza di servizi e infrastrutture rischiano di bloccare le aree interne dell’isola tra isolamento e declino economico. La tecnologia e il lavoro da remoto, però, offrono un’opportunità di riscatto per questi territori. Così Castelbuono si prepara a trasformarsi in un hub di innovazione internazionale. «Prima di pensare a come portare persone, abbiamo pensare a come fare evolvere il territorio», analizza il referente di Empeeria al nostro giornale. Un’evoluzione che ha preso il via dalla nascita e lo sviluppo di co-working in ciascuno dei 21 Comuni delle Madonie che hanno aderito ai patti territoriali per diventare luoghi accoglienti per i nomadi digitali. «Un modo – sottolinea – per generare valore aggiunto».

Le Madonie come patria dei nomadi digitali

Tre giornate di festival tra talk, panel tematici e workshop pratici su temi che spaziano dal future of work alle local communities, dal work-life balance alla salute mentale nel lavoro da remoto, dall’empowerment personale e professionale attraverso la comunicazione alle strategie per costruire community digitali. «Un’occasione – spiega Cirnigliaro – per favorire la contaminazione tra il tessuto sociale i professionisti internazionali». Portoghesi, norvegesi, inglesi, bulgari, spagnoli, tedeschi, due americani e anche due cinesi, oltre a italiani e pure qualche siciliano. Sono i nomadi digitali – in media tra i venti e i trent’anni con qualche ventenne e qualche cinquantenne – che hanno già confermato la propria presenza nelle Madonie. Un laboratorio che si trasformerà poi in un cantiere sociale. Un’esperienza di co-living e co-working prolungata (per un periodo di due settimane, dal 7 al 20 settembre) per sperimentare pratiche di sviluppo sostenibile del territorio.

«I nomadi digitali avranno la possibilità di vivere come temporary locals nelle Madonie. E noi avremo la possibilità di mostrare loro – sottolinea il referente di Empeeriaciò che offre questo territorio». Non solo l’allestimento di spazi di co-working diffuso integrati nel tessuto urbano. Ma anche un’esperienza di trekking agli agrifogli giganti nelle montagne alle spalle di Castelbuono, una visita ai pagliai tipici della zona, la scoperta della manna con tanto di degustazione curata da Fiasconaro. E pure lezioni di italiano e siciano e attività organizzate di skill-sharing con aperitivi condivisi con artigiani locali «per creare una connessione ricca di scambi. L’innovazione non è un’esclusiva delle capitali europee. Castelbuono e le Madonie – conclude – si candidano a diventare un modello di smart land. Dove la connessione permette di lavorare su progetti globali senza rinunciare alla comunità».


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