L’ultimo scivolone dell’Italia: l’inno di Mameli nelle scuole…

Pochi anni fa si discuteva se cambiare l’Inno di Mameli. Vecchio, trito, con aderenze patriottiche che da sempre hanno fatto scompisciare dalle risate anche gli unitaristi più impenitenti, musicalmente imparagonabile alla tradizione verdiana o battiatana (povera patria). Oggi lo si impone nelle scuole per legge, come materia di studio, al posto per esempio dell’educazione sessuale o all’uso del denaro.

Questa la notizia del giorno, il provvedimento più eclatante del Parlamento italiano, votato alla quasi unanimità, che ieri ha canalizzato e colonizzato le prime pagine dei giornali (mentre per il resto della cronaca il Governo è battutto, emendamento dopo emendamento, e si rimarcia, guarda un po’, verso la fiducia). Notevole la conclusione di Paolo Conti sul Corriere della Sera: “Un poeta (Michele Novaro, ndr) morto a 22 anni per una grande causa, cioè l’Unità d’Italia, avrà sicuramente molto da dire ai nostri figli, così poveri di passioni e di ideali”.

Ragazzi, siate benedetti se alla scuola e all’esegesi di “Vittoria, schiava di Roma” e alla disconoscenza di passioni e ideali, preferite la mostarda di McDonald’s come i nostri vecchi preferivano le bistecche al colesterolo e mai avrebbero potuto digerire gli spaghetti di zucchine crudi.

Siate benedetti essendo su un altro mondo che il vecchio non capisce, un altro mondo che ha però la sana consapevolezza che non capire è salutare antidoto ai vostri padri che tornano a pensare di potere rinascre padri della patria. Se Gigi Meroni oggi fosse ancora qui tra voi (cercatelo su wikipedia – che è una migliore scuola rispetto a quella pensata da chi oggi ci sgoverna – per sapere chi fu quel leggendario attaccante del Torino), avrebbe proposto l’Inno di Mameli Rap, tanto per onorare Novaro, “muore giovane colui che al cielo è caro” (Menandro).

Voi, benedetti ragazzi, mandateli a quel paese “sti ‘mbecilli de Roma e der parlamento suo, schiavi der niente”.

 

L’inno di Mameli a scuola: Stato sovietico o massone?

 

 


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Pochi anni fa si discuteva se cambiare l’inno di mameli. Vecchio, trito, con aderenze patriottiche che da sempre hanno fatto scompisciare dalle risate anche gli unitaristi più impenitenti, musicalmente imparagonabile alla tradizione verdiana o battiatana (povera patria). Oggi lo si impone nelle scuole per legge, come materia di studio, al posto per esempio dell’educazione sessuale o all’uso del denaro.

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