Liberty Lines, la sottosegretaria Vicari si dimette Sarebbe stata corrotta da Morace con un Rolex

«Mi dimetto». Ad annunciare la rinuncia all’incarico di sottosegretaria è Simona Vicari, la senatrice di Alternativa Popolare indagata per corruzione nell’ambito dell’inchiesta Mare Mostrum, che questa mattina ha portato all’arresto dell’armatore della Liberty Airlines, Ettore Morace, e ai domiciliari per il deputato regionale e candidato sindaco di Trapani Girolamo Fazio. Vicari è intervenuta in serata a commentare un’indagine che vede coinvolti – a vario titolo – diverse figure delle istituzioni, e indagato anche il presidente della Regione Rosario Crocetta. «Poiché la mia permanenza nell’incarico di sottosegretario al ministero delle Infrastrutture comporterebbe di affrontare quotidianamente una materia per la quale sono oggi sottoposta a indagine, al fine di garantire a me e al mondo che è maggiormente interessato al trasporto marittimo e a tutto il governo che ho avuto l’onore di rappresentare una maggiore serenità – ha dichiarato Vicari – ritengo opportuno rassegnare le mie dimissioni». 

Secondo gli inquirenti, la senatrice, nel corso del procedimento di approvazione della legge di bilancio per l’anno 2017 e per il triennio 2017-2019, si sarebbe interessata affinché venisse approvato un emendamento favorevole alla Liberty Lines. In particolare la nuova norma avrebbe dovuto mantenere invariate le tariffe di trasporto passeggeri, mentre riduceva dal dieci al cinque per cento l’Iva applicabile sulle tariffe dei trasporti marittimi urbani (quelli compresi entro le 50 miglia dalla terraferma). Un vantaggio per l’ex Siremar stimato in un milione e 500mila euro.

Un percorso legislativo travagliato che coinvolgeva l’interesse economico delle imprese di Morace ma anche quelle di altri colleghi armatori, escluso il gruppo Franza che riteneva giusto lasciare l’imposta inalterata. Della battaglia in Parlamento, Morace avrebbe investito la Vicari come emerso in un’intercettazione del luglio 2016 tra l’armatore trapanese e un dirigente della Caronte & Tourist: «Ho riparlato… io sono stato tutta la giornata con la Vicari…», dice l’imprenditore.

Quattro mesi dopo, l’argomento dell’Iva veniva trattato in una conversazione tra Morace e Marcello Di Caterina, esponente di Ncd e capo della segreteria dell’allora ministro Maurizio Lupi, che avrebbe favorito i contatti tra l’armatore e la senatrice. «Adesso nella stabilità cerchiamo di capire l’emendamento, credo sia stato ripresentato così com’era stato tolto. Non con l’Iva al dieci per cento, ma così com’era».

La svolta investigativa, nel novembre 2016, sembra arrivare in modo casuale, dato che ad essere controllata era solo l’utenza del Morace: «Volevo dirti in anteprima che in commissione l’emendamento è stato approvato, ma con il 5 per cento. Non c’è storia per nessuno», sono queste parole pronunciate da Vicari che hanno dato luogo alle indagini a suo carico. Di fatto scrive il giudice: «Vicari rivendicava l’approvazione dell’emendamento come un suo personale merito, pubblicando la comunicazione il 21 novembre scorso all’interno del suo sito personale». 

E in considerazione dell’impegno profuso, la senatrice avrebbe beneficiato di uno speciale regalo di Natale: un orologio Rolex. In una conversazione del dicembre 2016, Morace dichiara a un dipendente della Liberty Lines. «Ci ho pensato, ce lo voglio fare il regalo a quei due personaggi». L’imprenditore avrebbe fatto riferimento proprio a Vicari e Di Cristina. Alla prima sarebbe andato un orologio da 4.300 euro, al secondo uno da 5.300. Con quello per l’ormai ex sottosegretaria che sarebbe stato consegnato al fratellastro Manfredi Asta, dipendente della società di trasporti. La conferma arriva alla vigilia di Natale. È il 24 dicembre, infatti, quando la senatrice, giunta per feste natalizie a Palermo, ringrazia telefonicamente Morace. «Buon Natale, felice feste, grazie del pensiero», dice. 

Ma secondo gli inquirenti, il prezioso regalo sarebbe stato legato anche a un’altra circostanza. Vicari avrebbe incontrato Morace nell’ottobre del 2016 in un albergo del Messinese. L’incontro sarebbe stato finalizzato a bloccare la nomina di Giuseppe Prestigiacomo come consulente alla IV Commissione all’Ars in materia di trasporti marittimi, ma non gradito a Morace.


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