La travolgente Dee Dee

“Dovete sapere che ritengo che qui siamo una grande famiglia. Voglio che vi sentiate liberi di esprimere voi stessi, liberi di alzarvi e di ballare. Voglio che vi sentiate liberi”. Inizia così l’attesissimo concerto di Dee Dee Bridgewater che presenta al pubblico catanese il suo ultimo lavoro “Red Earth. A malian journey”. Parla lentamente, l’erede delle grandi signore del jazz, in inglese e in francese, affinché tutti possano comprendere le sensazioni e le emozioni che i brani hanno suscitato in lei. Inoltre prima di dare inizio allo spettacolo, con un filo di commozione, dedica la serata al padre di Edsel Gomez, il pianista della band, appena scomparso. L’atmosfera del palco è calda ed accogliente, merito anche delle luci soffuse e dei colori caldi delle terre africane.

Alle prime note di Afro Blue l’atmosfera si riscalda, i tamburi scandiscono un ritmo irrefrenabile, la sala si riempie di suoni tribali ed il viaggio nella cultura del Mali ha inizio. La voce energica di Dee Dee invade il teatro e riesce a coinvolgere il pubblico con la sua vitalità. Si susseguono i brani The Griots (Sakhodougou), ovvero i custodi delle tradizioni orali del Mali, e Bad Spirits (Bani), che porta un messaggio di positività: “Cercate di essere sempre positivi nella vostra vita e rifiutate tutte le cose negative”. Quindi è la volta di Long Time Ago (Footprints) di Wayne Shorter. Compagni di palco sono non soltanto un gruppo di musicisti provenienti dal Mali e la sua band che l’accompagna in ogni concerto, ma anche cantanti africani che viaggiano con lei per promuovere questo progetto. È il caso di Mamani Kéita con la quale esegue una travolgente Children Go ‘Round (Demissenw).

E’ il momento di un brano “slow”, come la stessa jazzista lo ha definito, visto e considerato che “a Catania l’amore è una cosa molto importante”, ma prima di eseguirlo Dee Dee cerca di insegnare alla platea la pronuncia malese di Oh My Love (Djarabi). Altro pezzo che la cantante definisce tema caro ai catanesi, come anche ai malesi e agli americani e a tutto il mondo, è quello della mamma, e con questa premessa comincia a cantare Mama don’t ever go away (Mama Digna Sara Ye). Segue Four Women, un tributo alla grande jazzista Nina Simone che con le sue lotte sociali e politiche ha toccato il mondo intero e che per la stessa Dee Dee è fondamentale per averle insegnato di essere fiera in quanto donna, cantante e afro-americana.

“Questo viaggio è riuscito a dimostrarmi che il jazz e il blues provengono dall’Africa” dichiara l’artista, introducendo, poi, il brano Red Earth (Massane Cisse), sulla terra rossa dell’Africa, un metissage culturale tra la musica malese-africana ed il jazz. Uno degli ultimi brani eseguiti è della fine degli anni ’70, ed è Compared to what di Gene McDaniels, dove la voce nera e potente della cantante esplode. La Bridgewater chiede al pubblico di alzarsi e di esprimere la propria anima e di liberare la propria mente. La platea si alza e si avvicina al palco per vivere con lei la parte conclusiva del concerto, all’insegna della musica e della danza.


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