“La Regione siciliana non può essere condannata all’eterna navigazione a vista”

da Mila Spicola
della direzione nazionale del PD
riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il 2014 mette il nostro partito, chi ha cariche nelle istituzioni e chi ne è dirigente, i militanti e gli iscritti, di fronte a emergenze improcrastinabili. L’anno appena trascorso è stato per la nostra regione uno degli anni più terribili dal punto di vista economico e dell’occupazione. A ogni segno meno e a ogni numero o percentuale dobbiamo obbligarci a sostituire donne, uomini e bambini, per passare dalla retorica degli elenchi alla sostanza dell’agire.
Non possiamo di nuovo vanificare le politiche economiche regionali negli slogan astratti con un’ agire che di fatto si risolve da troppi anni solo nelle spese correnti, emergenziali e a termine senza inquadrarle in un quadro progettuale ampio, perché sono proprio le spese correnti ed emergenziali prive di direzione quelle che non creano sviluppo e anzi cronicizzano tutti i segni meno, senza offrire occasioni di crescita duratura se non la sopravvivenza.
Per far questo è necessario un coraggioso mea culpa delle classi dirigenti politiche, burocratiche e amministrative. Esse non sono state capaci di dare soluzioni ai problemi anzi, sono esattamente il problema. Se non cambiano modi e metodi saranno ancora inefficaci, peggio, dannose a questa terra. Non si tratta di rottamare, persone o partiti, e lo dico io per prima, ma di trasformare le dinamiche e i metodi. Ed è la cosa più difficile.
Intanto alzare lo sguardo verso orizzonti più lunghi, la Sicilia non può essere condannata alla navigazione a vista. Non c’è ambito economico, sociale, produttivo, culturale siciliano che non abbia bisogno non tanto e non solo di risorse, quanto di politiche programmatiche e organiche a lungo termine.
Questo non è un proclama, un programma elettorale, uno slogan comunicativo. E’ un allarme e una richiesta profonda che arriva dai nostri elettori, dai siciliani tutti, i quali non hanno altre alternative. A parte andarsene.
Il Partito Democratico di Matteo Renzi ha vinto con la promessa di un cambio di verso e di questo dobbiamo rendere conto anche nei territori, localmente, ascoltando e progettando non solo su scala nazionale. La Sicilia ha un posto di primo piano nel nuovo Partito Democratico, con l’ingresso nella segreteria nazionale del PD di Davide Faraone. L’azione dei sostenitori di Renzi, il successo delle primarie e le prime scelte da segretario, tutte nel verso dell’agire e subito, hanno acceso nuovamente speranze che nella nostra regione non possono vanificarsi in logiche di vecchia e asfittica politica della poltrona, o clientelare o assistenziale fine a se stessa; politiche che possono soddisfare temporaneamente i troppi bisogni di un popolo frammentato e stanco, ma nulla poi lasciano di duraturo e utile; le politiche che servono devono mutarsi in azioni che comprendano sì l’aiuto alle famiglie, ai giovani e alle imprese, ma come frutto ed esito di un disegno comune globale di progetto a lungo periodo fatto di futuro, di competenze, di libertà, di trasparenza, di chiarezza e di progetto. Un progetto culturale e sociale collettivo prima che economico o politico ma che già dalle primissime proposte e azioni segni profonde discontinuità metodologiche.
Il nostro partito deve farsi promotore di un lavoro comune in tal senso e chiamare a raccolta quanti vorranno agire in modo diverso. Per far cosa? Proporre tre o quattro assi di sviluppo, convogliare tutti gli ingenti fondi della residua e della prossima programmazione dei fondi comunitari in uno schema preciso di azioni specifiche e programmate, a lungo termine, di opere infrastrutturali e strutturali lungo gli obiettivi strategici indicati anche nel programma quadro europeo e perseguirlo senza esitazioni, attivare un coordinamento e un supporto alle piccole e medie imprese per accedere a tali fondi sull’esempio recentemente proposto e richiesto dai distretti agroalimentari siciliani che hanno lanciato recentemente un allarme e una richiesta di aiuto in tale senso e applicare il metodo anche ad altri ambiti produttivi, culturali ed economici.

Solo così possiamo trasformare i meno in più.

Auguro a tutti noi un anno proficuo, volenteroso e fattivo, Buon 2014


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